Sono pubblicate le graduatorie provvisorie dei progetti della Fondazione relativi al bando con scadenza 22 aprile 2026. L’avvio dei progetti è previsto per il 9 ottobre 2026.
🔍 Come consultare le graduatorie (Tutela della Privacy – GDPR)
In linea con le norme europee sulla privacy (GDPR), le graduatorie non contengono i nomi dei candidati. Per verificare il tuo posizionamento: Trova il tuo codice “Riferimento domanda” (lo trovi in alto a sinistra nella ricevuta della domanda di partecipazione). Cerca questo codice all’interno del documento della graduatoria.
Come previsto dall’Art. 6 del bando, a parità di punteggio viene data la preferenza al candidato più grande di età.
Cosa significa il tuo stato? IDONEO SELEZIONATO: Entri in servizio nella sede scelta. Riceverai un’e-mail dai nostri uffici circa una settimana prima dell’avvio (intorno al 2 ottobre) con tutte le istruzioni operative. IDONEO NON SELEZIONATO: Hai superato le selezioni ma i posti disponibili sono esauriti. Resti in graduatoria: potrai subentrare in caso di rinunce, anche in altri progetti o sedi. NON IDONEO: Non hai raggiunto il punteggio minimo di 24 punti al colloquio di selezione. ASSENTE/RINUNCIA: Non hai completato le prove di selezione o hai rinunciato prima del termine.
IMPORTANTISSIMO: Firma del contratto digitale su APP IO
Da quest’anno c’è una svolta burocratica fondamentale introdotta dal Dipartimento delle politiche giovanili e del servizio civile universale. Il contratto non sarà più cartaceo, ma esclusivamente digitale. Se risulti “Idoneo Selezionato”, segui subito questi passaggi per non perdere il posto:
Scarica l’App IO Installa l’applicazione sul tuo smartphone, accedi tramite SPID o CIE e attiva le notifiche.
Firma entro la scadenza: Il Dipartimento invierà il contratto direttamente sulla tua App IO. Dovrai firmarlo digitalmente entro e non oltre le ore 23:59 dell’8 ottobre 2026 (la sera prima dell’inizio del servizio).
Attenzione: Chi non firma entro questo termine perentorio verrà escluso d’ufficio e perderà il posto. La firma cartacea sarà consentita solo in rarissimi casi di accertati problemi tecnici del sistema, che dovrai segnalarci con larghissimo anticipo.
Un grazie di cuore a tutti i giovani che hanno partecipato alle selezioni, portando la loro energia e la voglia di mettersi a disposizione della comunità!
Un ragazzo più grande tende la mano ad un compagno più piccolo. Bisogna entrare in una grotta di contrada Gonfalone e serve un po’ d’aiuto.
Un ragazzo e una ragazza iniziano a guardarsi con qualcosa di più che simpatia. Altri scoprono strade mai viste, percorsi nuovi mai battuti. Un viaggio tra storia, arte e spirito di comunità.
Così è volata la prima settimana del nostro “Sumer Camp”. Cinque pomeriggi guidati da Ciro Salinistro. “L’idea di partenza – racconta – era di far provare al gruppo il trekking urbano. Partendo dal Centro aggregativo di via Mario Leggio abbiamo esplorato le vie del centro storico, poi Ragusa Ibla e cava Gonfalone. Giovedì abbiamo festeggiato il compleanno di uno dei nostri con un picnic alla Villa Margherita. Infine un gioco tutti insieme ci aiuta a capire se i ragazzi hanno interiorizzato le informazioni e le esperienze vissute”.
Un viaggio tra il Settecento tardo barocco, il neoclassicismo e l’architettura fascista, certo, ma anche molto di più.
“La cosa più importante per noi – conferma Ciro – era offrire ai giovani un luogo e dei momenti in cui creare nuove amicizie. Attimi nei quali potessero sentirsi tutti al sicuro, compresi e aiutati. Stare insieme comporta lo sviluppo di valori importanti come la disciplina, il rispetto dell’altro, la solidarietà. Come spesso accade in queste occasioni, credo di avere imparato e ricevuto più di quanto possa avere insegnato e dato io a tutti loro”.
Il Summer camp 2026 della Fondazione San Giovanni Battista prosegue a partire da lunedì mattina con la guida di Federica Sortino e il suo laboratorio di co-creazione artistica, teatro e digital storytelling.
La Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa ha ufficializzato la propria politica per la parità di genere e Diversity & Inclusion, adottando gli standard internazionali ISO 30415:2021 e la prassi UNI/PdR 125:2022. La strategia mira a rimuovere ostacoli organizzativi e culturali, promuovendo un ambiente inclusivo attraverso un apposito comitato D&I e la pubblicazione annuale di KPI specifici. “L’adozione di questa politica sulla Parità di Genere e sulla Diversity & Inclusion – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – non è per noi un semplice adempimento formale, ma l’evoluzione naturale di una missione che ci vede impegnati nel sociale sin dagli anni Ottanta. Questo percorso trova la sua linfa vitale nell’insegnamento di Papa Francesco, che più volte ci ha richiamato al dovere di costruire una società dove la dignità di ogni persona sia posta al centro. Come ci ricorda il Santo Padre, “la parità di retribuzione e di opportunità, insieme alla tutela della maternità e del lavoro, sono pietre angolari di una giustizia che non può più essere rimandata”. Per la nostra Fondazione, promuovere la parità di genere e l’inclusione significa rifiutare quella cultura dello scarto che spesso penalizza le donne o chi viene percepito come “diverso”. Seguendo l’invito del Papa a vedere nelle differenze una ricchezza e non un ostacolo, vogliamo che la Fondazione sia un luogo di “fraternità operativa”, dove il talento di ciascuno, senza distinzioni, possa fiorire per il bene comune della nostra comunità”. L’ottenimento delle certificazioni non rappresenta, dunque, un semplice traguardo burocratico, ma risponde a un dato di fatto concreto e ad una mission molto chiara. “Il nostro obiettivo – prosegue Meli – è ora quello di rendere questo “dato di fatto” ancora più solido, rimuovendo quegli ostacoli invisibili che ancora limitano la piena espressione delle persone. Con il nuovo Comitato D&I e l’adozione di KPI trasparenti, passiamo da una cultura dell’accoglienza basata sulla sensibilità individuale a un sistema gestionale d’eccellenza che garantisce a tutti le medesime opportunità di crescita”. “La nascita del Comitato D&I e la pubblicazione annuale dei nostri progressi tramite KPI trasparenti – spiega Gina Massari, responsabile dell’ufficio del Personale – testimoniano la nostra volontà di rendere questo percorso misurabile e concreto. Non si tratta solo di guardare al nostro interno: vogliamo che questa cultura dell’inclusione contamini anche le nostre relazioni professionali, privilegiando partner che condividano i nostri stessi valori di equità e rispetto”.
“L’orientamento degli studenti in uscita dalla Scuola superiore non riguarda solo i ragazzi ma va vissuta come una responsabilità collettiva”. Con queste parole Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista, spiega il senso del momento promosso martedì 28 aprile presso la sede centrale dell’Istituto “Vico- Umberto I – Gagliardi”. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “A Scuola di Futuro”, finanziato dall’ Autorità garante dell’infanzia e dell’adolescenza.
“Nel contesto attuale– ricorda Renato Meli – spetta non solo alla scuola ma a tutta la comunità educante il dovere di accompagnare gli studenti in questa fase di transizione. Anche le imprese, le università, gli enti locali e del Terzo settore devono collaborare con le scuole per creare un ambiente che possa sviluppare le competenze adatte per una scelta consapevole”.
“L’orientamento – prosegue – è una scelta di civiltà per costruire un contesto in cui ogni studente viene riconosciuto nella propria unicità, senza ridurlo ad una performance o ad un voto. L’orientamento moderno deve diventare un vero e proprio laboratorio di futuro”.
Ed è proprio l’energia dei giovani la vera protagonista della giornata: centinaia di studenti hanno animato i corridoi e le aule dell’istituto, trasformando l’evento in un momento di partecipazione attiva ben oltre le aspettative.
La presenza di numerosi atenei, che hanno accolto l’invito da varie parti d’Italia, ha permesso ai tanti ragazzi intervenuti di sperimentarsi in maniera concreta in attività condotte da docenti e ricercatori; varie stanze hanno permesso alle università di presentarsi in modo chiaro e concreto creando momenti di confronto e orientamento personalizzato.
“Non esiste un solo migliore ateneo – ha sottolineato il professor Maurizio Cerruto, in collegamento dall’Università della Calabria – ma tante eccellenze distribuite in tutta la penisola”.
“Ringrazio la Fondazione San Giovanni Battista – ha detto la professoressa Nunziata Barone, dirigente dell’istituto superiore che ha ospitato l’evento – per il notevole lavoro organizzativo. Speriamo che questa iniziativa che si attua oggi per la prima volta possa diventare una tradizione”.
Il 9 aprile si presenta TAG, il progetto che porta il benessere giovanile al centro della comunità iblea
C’è una generazione che fatica a farsi sentire. Una generazione sospesa tra schermi e solitudine, tra scuola e strada, spesso senza adulti davvero disponibili ad ascoltarla. A Ragusa, cinque organizzazioni del territorio hanno deciso di non voltarsi dall’altra parte.
Giovedì 9 aprile 2026, alle ore 9,30, presso la Sala Conferenze “Gianni Molè” presso Palazzo della Provincia (Viale del Fante 10, Ragusa), verrà presentato ufficialmente TAG – Territori in Ascolto per i Giovani, un progetto integrato di prevenzione e supporto rivolto agli adolescenti tra i 14 e i 18 anni della provincia di Ragusa.
All’incontro interverranno Maria Rita Schembari, presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, S.E.R. il vescovo di Ragusa, monsignor Giuseppe La Placa, Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista, il dirigente del Libero Consorzio Comunale Raffaele Falconieri e Gianna Dimartino, referente del progetto per il Libero Consorzio.
TAG nasce dalla collaborazione tra il Libero Consorzio Comunale di Ragusa, la Fondazione San Giovanni Battista, l’Associazione I Tetti Colorati ETS, la Cooperativa Sociale L’Arca e l’Associazione Lauretana ODV-ETS. Il progetto è finanziato dal Fondo Politiche Giovanili 2024-2025 nell’ambito dell’iniziativa nazionale Province X Giovani.
Attraverso sportelli di ascolto, educativa di strada, laboratori espressivi e percorsi di cittadinanza attiva, TAG vuole raggiungere oltre 1.000 giovani del territorio, portando il benessere emotivo e relazionale degli adolescenti al centro dell’agenda pubblica e comunitaria.
Ieri sera, nella chiesa delle Carmelitane di Ragusa abbiamo vissuto un intenso momento di comunione e preghiera in occasione del precetto pasquale, presieduto dal nostro Vescovo, monsignor Giuseppe La Placa.
Renato Meli
Buona Pasqua 2026
Eccellenza rev.ma mons. La Placa, carissimo don Pino, innanzitutto grazie per la tua presenza e per i consigli che non ci fai mancare.
Carissime e carissimi, la Pasqua, lo sappiamo, è la festa della Resurrezione. È il cuore del messaggio cristiano, ma porta con sé un significato che appartiene a tutti — credenti o no, praticanti o a quelli che vanno in chiesa solo a Natale e Pasqua e si siedono sempre nell’ultimo banco per uscire prima.
Ma al di là delle battute, la Resurrezione parla anche di qualcosa di profondamente umano: la capacità di rialzarsi. Di ricominciare. Di credere che dopo il buio ci sia ancora luce. Parafrasando Papa Francesco e interpretandone il pensiero si può certamente dire che “La resurrezione non è un evento del passato, è una forza del presente che trasforma ogni momento.
“Quante volte, nella vita e nel lavoro, ci siamo sentiti “a terra”? Quante volte un progetto non è andato come speravamo, una situazione ci ha messo in difficoltà, o semplicemente la stanchezza ha preso il sopravvento?
La Pasqua ci dice che non è lì che finisce la storia. Che dopo il venerdì, arriva sempre la domenica. Ho visto che tutti noi possiamo farlo. Ho visto persone affrontare momenti durissimi —dentro e fuori dal lavoro — e trovare comunque la forza di tornare, di dare, di sorridere. E ogni volta mi sono detto: ecco il vero miracolo quotidiano.
“Non importa quante volte cadi, ciò che conta è quante volte ti rialzi.”, questa frase esprime in modo pregnante il concetto universale sulla resilienza.
Ma oggi non posso fare finta di niente. Non posso augurarvi Buona Pasqua senza prima guardare insieme, per un momento, quello che sta succedendo nel mondo. Viviamo un tempo che fa paura. Guerre che non accennano a finire, anzi potenti megalomani che ne iniziano altre. Popolazioni civili che soffrono sotto le bombe. Bambini che crescono senza sapere cosa sia la pace. Un equilibrio internazionale che scricchiola in un modo che non si sentiva da decenni. E, come se non bastasse, una crisi climatica che avanza silenziosa, una disuguaglianza economica che si allarga, una solitudine sociale che dilaga anche nei paesi più ricchi del mondo.1
“Il mondo è un posto pericoloso, non solo a causa di coloro che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano e non fanno niente. “Queste parole, scritte decenni fa, e attribuite ad Albert Einstein, risuonano oggi con una forza che spaventa. Perché il rischio più grande, in un momento come questo, non è solo la violenza di chi fa del male — è l’indifferenza di chi guarda dall’altra parte. È abituarsi. È scrollare il telefonino, vedere una notizia tragica, e passare alla successiva come se nulla fosse.
“Prima di tutto vennero a prendere gli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non protestai perché non ero comunista… Poi vennero a prendere me, e non era rimasto nessuno a protestare”. Così scriveva Martin Niemöller (esistono varie versioni ma tutte con lo stesso significato). So che questi temi possono sembrare lontani da qui, dalla nostra quotidianità, dalle nostre riunioni e dalle nostre scadenze. Ma non lo sono. Perché ogni posto di lavoro è un pezzo di società. E ogni persona che lavora con dignità, con rispetto verso gli altri, con attenzione al prossimo, contribuisce — anche in piccolo — a rendere il mondo un posto migliore. Diceva Santa Madre Teresa di Calcutta “Non possiamo fare grandi cose, solo piccole cose con grande amore.
“Potremmo dire: ‘Ma cosa possiamo fare noi, di fronte a tutto questo?’
È una domanda legittima. E onestamente, non ho una risposta semplice. Ma vi dico cosa penso. La speranza non è ignorare la realtà. Non è dire ‘andrà tutto bene’ e voltarsi dall’altra parte. La speranza vera è quella di chi sente il buio negli occhi e decide, nonostante tutto, di accendere una luce.
Un autore cui sono legato, Albert Camus, scriveva “Nel mezzo dell’inverno, scoprii in me un’estate invincibile. “La Pasqua, in fondo, nasce esattamente da lì. Dal momento più buio. Dal punto in cui tutto sembrava perduto. Ed è proprio in quel punto che è successo qualcosa di straordinario. Questo è il messaggio che mi porto dietro ogni anno, qualunque cosa accada nel mondo: la luce non nasce nonostante il buio, ma dentro il buio.
E allora, carissime/i, eccoci qui. Con le nostre piccole tensioni, le nostre grandi soddisfazioni, e quella capacità unica che avete di trasformare anche una giornata storta in qualcosa di sopportabile, a volte persino in qualcosa di bello.
Sono grato di lavorare con voi e per voi. Davvero. Non è una frase di circostanza. È qualcosa che sento ogni volta che vedo come vi prendete cura del vostro lavoro, e —cosa che vale ancora di più — come vi prendete cura gli uni degli altri. La colomba, le uova di cioccolato, le impanate, i “turciniuna”, “i pastieri” l’agnello —ci stanno. Nessun senso di colpa … E nel mezzo di tutto questo, ogni tanto — per un momento — ricordiamoci di quante persone non hanno nemmeno una tavola su cui sedersi. Non per rattristarci, ma per ricordarci quanto siamo fortunati. E quanto quella fortuna porta con sé una responsabilità.
Torneremo a fare il nostro dovere con occhi nuovi, con energie nuove, e con la voglia di fare cose ancora più grandi insieme. Grazie per quello che siete e che fate. Grazie don Pino, perché ci accompagni nel nostro cammino quotidiano, grazie don Andrea, per il tuo supporto spirituale.
Un abbraccio Eccellenza rev.ma, un abbraccio a tutti a voi e alle vostre famiglie.
Il 20 novembre si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Per la Fondazione San Giovanni Battista, negli anni sempre più attenta al tema in questione, questa data rappresenta un’ulteriore occasione per riflettere e proporre soluzioni capaci di arginare la povertà educativa, sociale e relazionale che riguarda, appunto, i giovani. “Sono tanti – afferma Renato Meli, presidente della Fondazione – i sogni da proteggere, accarezzare e realizzare in tal senso. I dati ufficiali non sono incoraggianti. La Sicilia registra ancora un tasso di abbandono scolastico superiore al 15%. Una percentuale che è quasi il doppio rispetto a molte regioni del Centro – Nord e che non può essere ignorata da chi opera nel campo educativo. Va ricordato che l’abbandono scolastico non è una scelta individuale, ma il risultato di difficoltà economiche, sociale e familiari. Dobbiamo essere consapevoli che un ragazzo che lascia la scuola troverà più difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Rischierà, dunque, di restare disoccupato e, dunque, più esposto all’esclusione sociale”. E’ questa una evidenza che non può lasciare indifferenti. “La dispersione scolastica – prosegue Meli – non rappresenta un fallimento personale, ma collettivo. Riguarda tutti noi come parte della società in cui viviamo. In un territorio dinamico come il nostro dobbiamo registrare un 3,4% di abbandono nella scuola media; del 17,1% di abbandono scolastico complessivo. Sono, inoltre il 27,9% gli studenti di terza media che manifestano gravi lacune disciplinari”. Accanto all’abbandono esplicito dei percorsi di studio, i dati parlano anche di una dispersione implicita. Ovvero cresce la percentuale di studenti che si diplomano ma non raggiungono le competenze minime per affrontare un futuro lavorativo. I dati Invalsi dicono che il 37% dei nostri studenti si colloca nei livelli 1 e 2, ovvero con competenze fragili o insufficienti, con forte rischio di dispersione implicita ed esplicita. Solo il 30% raggiunge il livello intermedio 3 con competenze accettabili ma non solide. Il 32,7%, infine, fa registrare una presenza significativa di competenze alte. “Questi dati – conferma il presidente della Fondazione – mostrano un sistema educativo che sostiene bene una parte degli studenti, ma non riesce ancora a garantire equità di apprendimento per tutti. Ciò vuol dire che abbiamo la necessità di potenziare il supporto educativo e la comunità educante. E’ questo il senso del nostro progetto “A scuola di futuro”, finanziato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. A scuola di futuro sostiene i ragazzi nel percorso scolastico, rafforza le competenze di base, crea reti territoriali educative, combatte la dispersione nelle aree più a rischio e accompagna i giovani nella scoperta della loro reale vocazione. Questo progetto punta anche alla formazione dei docenti riguardo tecniche e metodologie di didattica innovativa. Abbiamo previsto anche azioni di intervento rivolte alle famiglie per creare i presupposti di una genitorialità più consapevole. Siamo sicuri che l’Italia sarà davvero equa solo quando il futuro di un ragazzo non dipenderà dal suo codice postale o dalla sua condizione sociale”.
Si è conclusa il 3 luglio a Ragusa la Giornata Mondiale del Rifugiato, un momento intenso di incontro, arte e comunità.
Nei giorni 17, 18 e 19 giugno, grazie al laboratorio artistico partecipato Tutti a Tavola a cura del Collettivo Ocra ETS, i partecipanti dei progetti “Famiglia Amica”, “Vivere la vita”, “Accoglienza Casmenea” hanno dato vita a forme di arte con la voglia di stare insieme attorno a un tavolo: Stampa conviviale, dove stoviglie, forme e simboli hanno preso vita su stoffa, creando una splendida tovaglia collettiva.
Ricamo collettivo, in cui tante mani hanno intrecciato fili e storie diverse, costruendo un’unica grande opera fatta di piccoli pezzi di vita. Giorno 3 luglio , la grande tovaglia creata insieme è diventata protagonista della Cena di comunità, un momento di vera convivialità, dove persone provenienti da luoghi e culture diverse si sono sedute fianco a fianco per condividere piatti, sorrisi e racconti.
La serata si è conclusa con un momento musicale, a cura degli Omissis, che ha accompagnato la bellezza che nasce dall’incontro e la contaminazione tra le diversità.
“Grazie – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – a tutti coloro che hanno partecipato, contribuito e condiviso questi giorni speciali. Abbiamo costruito insieme non solo una tovaglia, ma un pezzo di comunità più unita e consapevole”.
Il progetto “Cento stelle per crescere e sognare” regala un nuovo Patto educativo per il Distretto socio sanitario 44.
“Cento stelle” è, il progetto realizzato da Oxfam, Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa e l’associazione L’Argent in collaborazione con gli Enti locali facenti capo al Distretto 44. Un percorso che ha raggiunto cento giovanissimi del territorio ibleo, le loro famiglie e gli Istituti scolastici coinvolgendoli in varie azioni educative.
Nell’Auditorium “Pippo Tumino” degli uffici comunali dello Sviluppo Economico i protagonisti di “Cento stelle” hanno presentato e sottoscritto il Patto Educativo che sarà esteso a tutte le realtà pubbliche, del Terzo settore e delle realtà formative che ne faranno richiesta.
“Non nascondo una certa soddisfazione – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – per il percorso e il processo avviato con il progetto Cento Stelle. Un buon risultato in termini di output è non solo il Patto Educativo che stiamo sottoscrivendo con i sindaci dei Comuni del distretto 44, ma anche la gioia espressa nei volti delle ragazze e dei ragazzi, delle insegnanti e in tutti coloro che sul campo si sono spesi oltre misura per questo traguardo”.
La sottoscrizione del Patto viene dopo lunghi e proficui mesi di lavoro che hanno coinvolto le scuole, gli studenti e le loro famiglie.
“Per la scuola – ricorda Meli – abbiamo promosso approcci di apprendimento esperienziale, contestualizzato e interdisciplinare. L’incontro tra scuola e comunità ha generato nuove forme di progettualità educativa, attraverso l’attivazione di laboratori urbani, percorsi civici, attività svolte in contesti informali, ove l’apprendimento si è delineato come processo co-costruito. Per gli studenti abbiamo scelto di intervenire in un quartiere con carattere di forte esclusione e fragilità favorendo un’attivazione territoriale, che in futuro può essere replicata in altri quartieri. Quello che vogliamo, nel solco della nostra Costituzione, è rimuovere veramente gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
“Cento stelle” ha coinvolto in modo innovativo ed attivo soprattutto le famiglie.
“Migliorare la qualità della vita dei bambini – conferma Renato Meli – vuol dire migliorare la qualità della vita delle loro famiglie, in particolare delle mamme. La nostra è una sperimentazione di welfare comunitario, che, nella prospettiva della città educante, chiama ogni attore educativo a rispondere alla domanda educativa mettendo alla prova modelli di azione pubblica capaci di realizzare nei fatti la sussidiarietà. In quest’ottica le persone che abitano i luoghi del progetto non sono destinatari, ma promotori e protagonisti dell’impegno educativo attraverso il Patto”.
Il Patto educativo, dunque, giunge al termine di un cammino già avviato e che ha creato le condizioni per strutturare queste linee guida.
“Oggi regaliamo alla nostra comunità – prosegue il presidente della Fondazione – un patto educativo che può rappresentare oggi uno dei volani più significativi per l’innovazione della scuola pubblica, in quanto incarna una visione dell’educazione come processo corale, intersoggettivo, istituzionalmente legittimato ma civicamente condiviso. Questi Patti educativi, infatti, si configurano come forme generative di cittadinanza attiva, attraverso cui i cittadini non soltanto partecipano, ma concorrono a produrre politiche educative pubbliche nella loro forma più matura. Ricordo, infatti, che le azioni di coesione e di comunità sono le vere promotrici dello sviluppo economico e sociale. Nei prossimi mesi, la Fondazione San Giovanni Battista sarà impegnata nell’attuazione concreta del Patto e nella sua valorizzazione insieme al comune di Ragusa e al distretto 44. Il nostro obiettivo è di estenderne l’impatto anche attraverso nuovi progetti finanziati. Si tratta di un impegno strategico, che mira a rendere strutturale l’approccio educativo sperimentato, rafforzando la rete territoriale e offrendo nuove opportunità ai bambini, ai giovani e alle famiglie del Distretto 44”.
La Fondazione San Giovanni Battista e il “Gruppo di Acquisto Solidale Mazzarelli” hanno sottoscritto oggi un protocollo d’intesa che segna l’inizio di una collaborazione orientata all’inclusione sociale, alla sostenibilità ambientale e alla promozione di filiere etiche e locali.
L’accordo è stato firmato dal presidente della Fondazione, Renato Meli, e dalla presidente del GAS Mazzarelli, Paola Nigito, che hanno condiviso la volontà di costruire sinergie tra due realtà da tempo impegnate sul territorio in progetti a forte impatto sociale ed ecologico.
La Fondazione San Giovanni Battista opera da anni nel settore dell’accoglienza e dell’inclusione sociale, gestendo centri per richiedenti asilo e rifugiati e promuovendo iniziative educative contro la povertà educativa, in particolare nelle scuole. Attraverso i progetti di Servizio Civile Universale, offre inoltre opportunità di crescita personale e professionale ai giovani volontari.
Il GAS Mazzarelli è un’associazione che riunisce produttori e consumatori, promuovendo modelli di economia solidale, agricoltura sostenibile e rigenerativa. È attivo nello sviluppo di sistemi di food forest, con l’obiettivo di creare ecosistemi produttivi che integrano biodiversità, tutela ambientale e innovazione agricola.
L’intesa mira a sviluppare iniziative congiunte che favoriscano l’incontro tra culture, l’inclusione sociale e la diffusione di una cultura della sostenibilità. Tra gli obiettivi principali:
promuovere percorsi formativi e laboratori pratici per i beneficiari dei centri di accoglienza, finalizzati all’inserimento lavorativo nel settore agricolo e forestale; realizzare progetti educativi per minori, centrati su educazione ambientale, cittadinanza attiva e contrasto alla povertà educativa; collaborare su progetti finanziabili a livello regionale, nazionale ed europeo. “Con il GAS Mazzarelli – ha dichiarato Renato Meli – condividiamo valori profondi: la sostenibilità, l’inclusione e la creazione di opportunità per chi vive in condizioni di fragilità. Crediamo molto nel potenziale formativo e inclusivo dell’agricoltura rigenerativa e della food forest”. “Siamo felici di avviare questa collaborazione – ha aggiunto Paola Nigito – che ci permetterà di unire le nostre esperienze per costruire comunità più coese, inclusive e sostenibili”.
Fondazione e GAS lavoreranno insieme per l’organizzazione di eventi, seminari e attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, con l’auspicio di generare un impatto duraturo sul territorio.