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  • Il nostro precetto Pasquale con monsignor Giuseppe La Placa

    Il nostro precetto Pasquale con monsignor Giuseppe La Placa

    Ieri sera, nella chiesa delle Carmelitane di Ragusa abbiamo vissuto un intenso momento di comunione e preghiera in occasione del precetto pasquale, presieduto dal nostro Vescovo, monsignor Giuseppe La Placa.

    Renato Meli

    Buona Pasqua 2026

    Eccellenza rev.ma mons. La Placa, carissimo don Pino, innanzitutto grazie per la tua presenza e per i consigli che non ci fai mancare.

    Carissime e carissimi, la Pasqua, lo sappiamo, è la festa della Resurrezione. È il cuore del messaggio cristiano, ma porta con sé un significato che appartiene a tutti — credenti o no, praticanti o a quelli che vanno in chiesa solo a Natale e Pasqua e si siedono sempre nell’ultimo banco per uscire prima.

    Ma al di là delle battute, la Resurrezione parla anche di qualcosa di profondamente umano: la capacità di rialzarsi. Di ricominciare. Di credere che dopo il buio ci sia ancora luce. Parafrasando Papa Francesco e interpretandone il pensiero si può certamente dire che “La resurrezione non è un evento del passato, è una forza del presente che trasforma ogni momento.

    “Quante volte, nella vita e nel lavoro, ci siamo sentiti “a terra”? Quante volte un progetto non è andato come speravamo, una situazione ci ha messo in difficoltà, o semplicemente la stanchezza ha preso il sopravvento?

    La Pasqua ci dice che non è lì che finisce la storia. Che dopo il venerdì, arriva sempre la domenica. Ho visto che tutti noi possiamo farlo. Ho visto persone affrontare momenti durissimi —dentro e fuori dal lavoro — e trovare comunque la forza di tornare, di dare, di sorridere. E ogni volta mi sono detto: ecco il vero miracolo quotidiano.

    “Non importa quante volte cadi, ciò che conta è quante volte ti rialzi.”, questa frase esprime in modo pregnante il concetto universale sulla resilienza.

    Ma oggi non posso fare finta di niente. Non posso augurarvi Buona Pasqua senza prima guardare insieme, per un momento, quello che sta succedendo nel mondo. Viviamo un tempo che fa paura. Guerre che non accennano a finire, anzi potenti megalomani che ne iniziano altre. Popolazioni civili che soffrono sotto le bombe. Bambini che crescono senza sapere cosa sia la pace. Un equilibrio internazionale che scricchiola in un modo che non si sentiva da decenni. E, come se non bastasse, una crisi climatica che avanza silenziosa, una disuguaglianza economica che si allarga, una solitudine sociale che dilaga anche nei paesi più ricchi del mondo.1

    “Il mondo è un posto pericoloso, non solo a causa di coloro che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano e non fanno niente. “Queste parole, scritte decenni fa, e attribuite ad Albert Einstein, risuonano oggi con una forza che spaventa. Perché il rischio più grande, in un momento come questo, non è solo la violenza di chi fa del male — è l’indifferenza di chi guarda dall’altra parte. È abituarsi. È scrollare il telefonino, vedere una notizia tragica, e passare alla successiva come se nulla fosse.

    “Prima di tutto vennero a prendere gli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non protestai perché non ero comunista… Poi vennero a prendere me, e non era rimasto nessuno a protestare”. Così scriveva Martin Niemöller (esistono varie versioni ma tutte con lo stesso significato). So che questi temi possono sembrare lontani da qui, dalla nostra quotidianità, dalle nostre riunioni e dalle nostre scadenze. Ma non lo sono. Perché ogni posto di lavoro è un pezzo di società. E ogni persona che lavora con dignità, con rispetto verso gli altri, con attenzione al prossimo, contribuisce — anche in piccolo — a rendere il mondo un posto migliore. Diceva Santa Madre Teresa di Calcutta “Non possiamo fare grandi cose, solo piccole cose con grande amore.

    “Potremmo dire: ‘Ma cosa possiamo fare noi, di fronte a tutto questo?’

    È una domanda legittima. E onestamente, non ho una risposta semplice. Ma vi dico cosa penso. La speranza non è ignorare la realtà. Non è dire ‘andrà tutto bene’ e voltarsi dall’altra parte. La speranza vera è quella di chi sente il buio negli occhi e decide, nonostante tutto, di accendere una luce.

    Un autore cui sono legato, Albert Camus, scriveva “Nel mezzo dell’inverno, scoprii in me un’estate invincibile. “La Pasqua, in fondo, nasce esattamente da lì. Dal momento più buio. Dal punto in cui tutto sembrava perduto. Ed è proprio in quel punto che è successo qualcosa di straordinario. Questo è il messaggio che mi porto dietro ogni anno, qualunque cosa accada nel mondo: la luce non nasce nonostante il buio, ma dentro il buio.

    E allora, carissime/i, eccoci qui. Con le nostre piccole tensioni, le nostre grandi soddisfazioni, e quella capacità unica che avete di trasformare anche una giornata storta in qualcosa di sopportabile, a volte persino in qualcosa di bello.

    Sono grato di lavorare con voi e per voi. Davvero. Non è una frase di circostanza. È qualcosa che sento ogni volta che vedo come vi prendete cura del vostro lavoro, e —cosa che vale ancora di più — come vi prendete cura gli uni degli altri. La colomba, le uova di cioccolato, le impanate, i “turciniuna”, “i pastieri” l’agnello —ci stanno. Nessun senso di colpa … E nel mezzo di tutto questo, ogni tanto — per un momento — ricordiamoci di quante persone non hanno nemmeno una tavola su cui sedersi. Non per rattristarci, ma per ricordarci quanto siamo fortunati. E quanto quella fortuna porta con sé una responsabilità.

    Torneremo a fare il nostro dovere con occhi nuovi, con energie nuove, e con la voglia di fare cose ancora più grandi insieme. Grazie per quello che siete e che fate. Grazie don Pino, perché ci accompagni nel nostro cammino quotidiano, grazie don Andrea, per il tuo supporto spirituale.

    Un abbraccio Eccellenza rev.ma, un abbraccio a tutti a voi e alle vostre famiglie.

    BUONA PASQUA!

    Renato Meli

    Precetto Pasquale
    Un momento della festa

  • Il nostro Precetto pasquale nel segno della resurrezione

    Il nostro Precetto pasquale nel segno della resurrezione

    La grande famiglia della Fondazione San Giovanni Battista ha celebrato il precetto Pasquale nella chiesa del Monastero di Santa Teresa di Gesù.

    A concelebrare l’Eucarestia il vicario generale, monsignor Roberto Asta con Andrea Pomillo, assistente spirituale della Fondazione. Presente il diacono permanente Giovanni Agostini. “La grazia che chiediamo al Signore – ha ricordato padre Asta – è quella di essere coinvolti con amore nel servizio che siamo chiamati ad offrire ai nostri fratelli. Il nostro agire deve essere animato dall’amore, dalla capacità di offrire non tanto beni materiali, quanto sincera amicizia ed attenzione”.

    Al termine della celebrazione, il presidente Renato Meli ha proposto la sua riflessione sul periodo pasquale.

    “La Pasqua che ci accingiamo a vivere – ha ricordato –  dovrebbe essere un invito profondo al rinnovamento. In un mondo che vive d’angoscia, di soprusi, che corre veloce, questa ricorrenza porta con sé il messaggio universale della speranza che risorge. Dovrebbe essere un momento per fermarsi, riflettere e lasciarsi toccare dalla possibilità di un nuovo inizio, dentro di noi, nelle nostre relazioni, nella società.

    In questo tempo in cui è facile cedere al cinismo o all’indifferenza, la Pasqua ci ricorda che la trasformazione è possibile. Ogni gesto di pace, ogni atto di perdono, ogni scelta di amore ha il potere di cambiare il mondo, cominciando da noi stessi.

    Nel caos quotidiano, tra stress, delusioni e fratture interiori, la Pasqua ci invita a un passaggio, ad un attraversamento interiore, ad una trasformazione.

    Non si tratta solo di credere nella Resurrezione di Cristo, ma di riconoscere la possibilità di risorgere noi stessi dalle nostre cadute, dalle ferite emotive, dalla stanchezza dell’anima. È l’occasione per fare spazio a qualcosa di nuovo, più autentico, più vero.

    La Pasqua ci esorta al perdono, non come atto debole, ma come forza che rompe il ciclo dell’odio.

    In un’epoca in cui il rancore si alimenta anche nei social e i conflitti sembrano moltiplicarsi, scegliere il perdono diventa un atto rivoluzionario.

    Riconciliarsi con l’altro, ma anche con se stessi, è un cammino difficile ma liberante.

    In questi tempi segnati da crisi globali, antropologiche, ambientali, politiche, economiche, la Pasqua può diventare una voce contro la rassegnazione. Il simbolo della pietra che rotola via dal sepolcro rappresenta una porta che si apre: l’idea che, anche quando tutto sembra finito, qualcosa può ancora nascere. È una chiamata all’impegno attivo per un mondo più giusto, più umano.

    Infine, la Pasqua è un inno alla vita che vince sulla morte. Questo non è solo un concetto religioso, ma anche una prospettiva etica e culturale: dobbiamo imparare a custodire la vita, a rispettarla in tutte le sue forme umane, animali, naturali.

    È un appello a vivere con gratitudine, con consapevolezza, con responsabilità.

    Oltre al messaggio del nostro Vescovo per questa Quaresima che vi invito a leggere, se non l’avete già fatto, desidero riprendere quanto scrive Papa Francesco nella “Spes non confundit“:

    “Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure…La comunità cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli”.

    E, come diceva don Tonino Bello, le stigmate lasciate dai chiodi nelle mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo!

    In questo senso, la Pasqua non sarà solo una ricorrenza del calendario, ma un’occasione per guardarsi dentro e intorno, e decidere, ogni volta, se e come vogliamo rinascere. Santa Pasqua a voi e ai vostri cari”.

    Un momento di lieta convivialità ha concluso la serata. Grazie all’ospitalità di don Giuseppe Burrafato, ci siamo ritrovati nei saloni parrocchiali della Cattedrale di San Giovanni Battista per condividere un rinfresco e rompere un uovo di cioccolato condividendo così frammenti di dolcezza.

  • La Pasqua come momento di riflessione

    La Pasqua come momento di riflessione

    “Il tempo della Pasqua è un tempo di attesa, ma a differenza del Natale è un tempo in cui questa attesa è attraversata anche dal dolore, dagli abissi della nostra vita interiore. Sono giorni in cui mettiamo in conto il male che ci abita e aspettiamo che il compimento della resurrezione accenda nei nostri cuori la luce vera di Cristo e ci sostenga, quando saremo chiamati alla scelta, nel preferire sempre Gesù a Barabba”.

    Con queste riflessioni di Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista, abbiamo vissuto la messa del precetto pasquale dedicata ai dipendenti e collaboratori della nostra Fondazione celebrata nella parrocchia di San Pier Giuliano Eymard e concelebrata dal vicario generale padre Roberto Asta, dalla nostra guida spirituale padre Salvatore Puglisi e dal diacono Giovanni Agostini. “Grazie a loro per esserci stati accanto e grazie soprattutto al parroco di questa chiesa, padre Jospeh, che viene da una zona del mondo che ci è cara: la Repubblica Domenicana del Congo, laddove stiamo lavorando per costruire qualcosa che sia s’aiuto per la popolazione locale”.  

    “E’ importante – ha ricordato padre Asta – che una comunità di lavoro come la Fondazione viva anche momenti di spiritualità. Il nostro servizio all’uomo, infatti, deve essere carico di competenze ma soprattutto di amore”.

    Al termine della celebrazione, abbiamo condiviso il dono delle colombe Pasquali come piccolo segno di gratitudine verso i nostri dipendenti e collaboratori.  

  • Buona Pasqua

    Buona Pasqua

    Alziamo lo sguardo per abbandonare lo stagno delle nostre chiusure, dei nostri interessi, delle nostre miserie.
    Uno sguardo che provi a sfiorare l’Infinito, che ci faccia scorgere nella notte l’alba della Pasqua, anche quest’anno!
    Auguri.
    Il presidente Renato Meli
    anche a nome del CdA e dei Collaboratori

  • Auguri di buona Pasqua

    Auguri di buona Pasqua

    Sono giorni in cui non può esserci prossimità di corpi ma solo prossimità di cuori e d’intenti.
    Era notte!
    Ora non più … è giunta la luce di Colui che può colmare qualsiasi distanza: Gesù Risorto.
    Auguri di una Santa Pasqua a tutti.
    Il presidente Renato Meli con il Consiglio di Amministrazione: Francesca Failla, Luigi Buscema, Giovanni Gatto e Paolo Mollura e tutti i dipendenti della Fondazione San Giovanni Battista.

  • Apriamo il nostro cuore alla Pasqua

    Apriamo il nostro cuore alla Pasqua

    “Dobbiamo sempre essere capaci di affermare che Gesù è veramente risorto ed è presente con noi e insieme a noi nelle prove della vita. Anche se la resurrezione non è evidente come la crocifissione e nonostante sentiamo più solidale a noi il Cristo crocifisso rispetto al Cristo risorto, dobbiamo convertire il nostro modo di agire e aprire il nostro cuore alla Pasqua”.

    Con questa riflessione del presidente Renato Meli si è chiusa la celebrazione del Precetto pasquale per i dipendenti della Fondazione San Giovanni Battista celebrato dal vescovo, monsignor Carmelo Cuttitta.

    Al momento liturgico hanno preso parte i mebri del consiglio di amministrazione, i familiari e i volontari del Servizio civile universale in forza alla Fondazione.

    Nella chiesa di Sant’Agata ai Giardini iblei, il vescovo ha ricordato come questo tempo dell’anno sia da declinare con il sentimento della fede. “La settimana santa – ha spiegato – è il momento migliore per accostarsi ai sofferenti, agli afflitti e alle persone sfiduciate. Per voi operatori del sociale deve essere anche una occasione per rientrare in voi stessi e ricentrare la vita su quella del Cristo”.

    Al termine della celebrazione eucaristica si è svolto il consueto momento del dono delle uova di Pasqua ai bambini presenti. “E’ un segno – sottolinea Renato Meli – che è ormai diventato una bella tradizione per la nostra grande famiglia. Ci piace l’idea che i bambini siano i primi testimoni della gioia e della speranza”.