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  • Giornata mondiale del rifugiato con il giornalista Mimmo Muolo e una festa interetnica

    Giornata mondiale del rifugiato con il giornalista Mimmo Muolo e una festa interetnica

    Quasi 200.000 persone in Sicilia. Sono 33.638 in provincia di Ragusa e 6.580 nella sola città. Sono stranieri, migranti, rifugiati. “Ma – ricorda Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – sono anche vicini, colleghi, compagni di scuola. Oggi è la loro giornata. E anche la nostra. Per ricordare che nessuno sceglie dove nascere, ma tutti devono poter scegliere dove vivere liberi. La Fondazione San Giovanni Battista lavora da decenni per favorire l’inclusione dei rifugiati e lo fa con dedizione assoluta ed altrettanta assoluta aderenza al messaggio del Vangelo. Proprio perché siamo consapevoli delle difficoltà e delle problematiche sociali che possono scaturire dalla presenza di tanti stranieri, siamo anche convinti che una simile tematica non possa ridursi a schieramento ideologico o ad un dibattito sterile ma piuttosto a trovare soluzioni per la convivenza e il rispetto delle regole. La presenza di rifugiati è indice della nostra civiltà, della nostra capacità di accogliere e includere in modo da creare per tutti condizioni di vita migliore”.
    Nei prossimi giorni saranno 2 appuntamenti a sancire il senso di questa visione.
    Giorno 1 luglio alle ore 18 a Comiso, incontreremo Mimmo Muolo, vaticanista per il quotidiano “Avvenire” che relazionerà sulle migrazioni alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.
    Giorno 3 luglio, presso il CAS di Borgo la Croce si terrà una festa interetnica con un momento di convivialità. Si mangerà insieme attorno alla tovaglia collettiva realizzata nei laboratori che si sono svolti nei giorni scorsi in 3 progetti SAI gestiti dalla Fondazione.

  • Giornata Mondiale del Rifugiato 2025

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2025

    La Giornata Mondiale del Rifugiato 2025 si affaccia su nuovi scenari di guerra, su un mondo che sembra avere smarrito quasi del tutto il senso dell’empatia, del dialogo e della pace. Iran, Gaza, Ucraina, Sudan ed Etiopia sono solo alcuni degli scenari di guerra che oggi infiammano il mondo. Ecco perché è urgente celebrare con forza l’appuntamento annuale voluto dalle Nazioni Unite per riconoscere la forza, il coraggio e la determinazione di milioni di persone costrette a fuggire nel mondo proprio a causa di guerre, violenza, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.
    La Fondazione San Giovanni Battista, da 25 anni in prima linea per l’accoglienza e l’inclusione dei rifugiati propone alcuni momenti di riflessione e di condivisione con l’intento di dare concretezza al #torniamoasentire che vuole essere il tema di fondo di questa giornata.
    Dal 17 al 19 giugno attiviamo “TUTTI A TAVOLA”, laboratori artistici partecipati a cura del Collettivo Ocra ETS. Gli incontri si svolgeranno presso i centri di accoglienza della Fondazione San Giovanni Battista e prevedono due pratiche artistiche per creare insieme una grande tovaglia stampata a mano con stoviglie, timbri e simboli della condivisione. Verrà anche realizzato un ricamo collettivo che, simbolicamente unisca storie diverse in un’unica opera tessile. 

    Giorno 1 luglio, a Comiso rifletteremo con il giornalista Mimmo Muolo, vaticanista per il quotidiano “Avvenire”, sul tema “Una riflessione pubblica sulle migrazioni alla luce della dottrina sociale della chiesa”. 

    Il 3 luglio, infine, presso il centro CAS di contrada Borgo la Croce di Ragusa vivremo un momento di convivialità aperta a tutta la comunità. Si mangerà insieme attorno alla tovaglia collettiva realizzata nei laboratori. 

    “In occasione di questa Giornata mondiale del rifugiato, ricorda Renato Meli – presidente della Fondazione San Giovanni Battista – desidero sottolineare quanto sia fondamentale coltivare l’empatia e la capacità di ascoltare e comprendere la sofferenza e i bisogni di chi ha dovuto lasciare la propria terra. Solo attraverso il sentire del cuore possiamo provare a comprendere realmente ciò che può significare il percorso di un rifugiato. Credo peraltro sia necessario affrontare il tema delle migrazioni epurandolo da condizionamenti ideologici o di parte. Il tema delle migrazioni infatti ci riguarda nella duplice accezione, immigrazione ed emigrazione. Tutte le società evolute sono chiamate ad accogliere e includere ma anche ad interrompere il ciclo infinito della violenza e dello sfruttamento, contribuendo a costruire un mondo dove ogni uomo e ogni donna possano trovare speranza e dignità senza dover necessariamente lasciare la propria patria. Gli appuntamenti che abbiamo pensato quest’anno hanno il segno della semplicità, della riflessione e della condivisione quali traiettorie per immaginare orizzonti di pace e di vera umanità”.

    #withrefugees #torniamoasentire #gmr25

  • Il progetto “Competenze per un nuovo inizio” ospita il sindaco di Ragusa

    Il progetto “Competenze per un nuovo inizio” ospita il sindaco di Ragusa

    In visita al progetto il sindaco Peppe Cassì e gli assessori Elvira Adamo, Catia Pasta e Simone DIgrandi

    Prosegue con successo “Competenze per un nuovo inizio”, il corso di formazione per assistenti alla ristorazione voluto dalla Fondazione San Giovanni Battista e realizzato in collaborazione con FORMA Consulting.
    Renato Meli “In questi giorni i ragazzi affidati ai progetti SAI e CAS sono impegnati nei tre percorsi pensati per loro: aiuto cuoco per cucina mediterranea, aiuto pasticciere e assistente di sala. Crediamo che l’integrazione, se pensata, possa e sappia creare delle buone prassi: formazione on the job, lavoro e, dunque casa in vista di una vera Comunità. Siamo felici che oggi siano a venuti a trovarci nelle aule di Areasystem Ragusa Srl e Cieffe il nostro sindaco Peppe Cassì con gli assessori Elvira Adamo, Catia Pasta e Simone Digrandi . E’ stato un momento molto bello per tutti noi. Grazie a quanti stanno collaborando per la riuscita del progetto, in special modo ai tanti qualificatissimi docenti che stanno svolgendo delle lezioni perfette per i ragazzi stranieri”.
    Ultimate le ore di aula, i sessanta iscritti saranno presto ospiti come tirocinanti in varie aziende del territorio. “Il punto di forza di questo progetto – prosegue il presidente della Fondazione – è proprio nel riuscire a fare incontrare la formazione professionale con la reali esigenze del settore della ristorazione che chiede a gran voce persone capaci di dare una mano di aiuto in sala e in cucina”.

    L’intervista al presidente Renato Meli e al sindaco di Ragusa Peppe Cassì:

  • La supervisione elemento di qualità

    La supervisione elemento di qualità

    Nel lavoro delle equipe SAI un processo che aiuta a rendere tutti consapevoli del proprio lavoro e del proprio ruolo

    Il lavoro di una equipe multidisciplinare ha bisogno sempre di un sostegno esterno. La supervisione affidata allo sguardo di un professionista è la base dalla quale ripartire e grazie alla quale mettere a fuoco i punti di forza e i punti deboli del lavoro sociale. Tutti i gruppi di lavoro dei progetti SAI della Fondazione San Giovanni Battista possono da anni contare su questa supervisione. Non si tratta di controllo psicoterapeutico sullo stato di salute e non è nemmeno psicoterapia di gruppo, ma un processo che aiuta a rendere tutti consapevoli del proprio lavoro e del proprio ruolo.
    “La supervisione – spiega Renato Meli, presidente della Fondazione – favorisce il riconoscimento dei talenti del gruppo di lavoro e dei suoi singoli componenti. Noi teniamo molto a che questo lavoro sia svolto in modo competente per promuovere e tutelare il benessere del gruppo, le diverse professionalità messe in campo e, dunque, le persone che abbiamo in accoglienza nei nostri progetti. È importante individuare periodicamente ostacoli e barriere relazionali che potrebbero rendere difficile il raggiungimento degli obiettivi. Questa esperienza ci aiuta a crescere e a vivere al meglio la nostra vita professionale: i professionisti che abbiamo coinvolto ci aiutano a guardare la realtà con occhi diversi e sono una guida per trovare la giusta distanza emotiva in situazioni di complessità”.

  • Il gesto e la parola

    Il gesto e la parola

    Incontro con Clara Rollo, insegnante e mediatrice LIS

    Comunicare in un paese straniero è la prima e principale difficoltà che incontrano i migranti. Un ostacolo che diventa ancor più grande nel caso in cui queste persone siano sorde e, dunque, impossibilitate a sentire e interpretare il linguaggio labiale.
    Clara Rollo, dipendente della Fondazione San Giovanni Battista, è una docente ed interprete della Lingua italiana dei segni. La sua presenza garantisce ai ragazzi sordi provenienti da paesi stranieri di poter comunicare con tutti.
    “Io sono le loro orecchie e la loro voce”. Così sintetizza con efficacia il proprio ruolo Clara.
    “La LIS – spiega – non è una forma abbreviata di italiano, una mimica. La LIS è una vera e propria lingua che viaggia sul canale visivo-gestuale che consente alle persone sorde pari opportunità di accesso alla comunicazione. E’ una lingua fondamentale per tutti i sordi, e a maggior ragione per i sordi stranieri che vivono un duplice handicap: non sanno leggere il labiale italiano, non conoscono la lingua in quanto tale, non conoscono i segni italiani”.
    La Fondazione da anni si impegna per garantire ai beneficiari dei progetti della rete nazionale SAI questo servizio di mediazione ed educazione.
    “Poter contare su personale esperto nella LIS – afferma Renato Meli, presidente della Fondazione – vuol dire fornire uno strumento in più alle persone sorde, ma anche all’equipe del progetto. Si favorisce il dialogo e si sviluppano opportunità in più volte all’autonomia della persona. Figure come quella di Clara ci permettono di fare interloquire i ragazzi stranieri con i datori di lavoro, con i proprietari delle case in modo efficace. Nel corso degli anni abbiamo collaborato con la scuola per adulti al fine di garantire la presenza di una mediatrice durante le ore di lezione proprio per permettere a tutti di frequentare la scuola in modo pieno e proficuo”.
    Nonostante la LIS sia riconosciuta come Lingua, sono molti i passi che l’Italia deve fare per garantire ad oggi una parità di accesso ai servizi per i sordi.
    “Purtroppo – racconta Clara Rollo – sono ancora molte le difficoltà per l’accesso in Commissione dei richiedenti asilo sordi per mancanza di interpreti. Più in generale, in Italia il mondo degli udenti non è vicino a quello dei sordi. Dovrebbe crescere una cultura della lingua dei segni che metta in atto la legge che mira a consentire ad ogni realtà pubblica di avere la presenza di un interprete capace di abbattere le barriere sensoriali che hanno i sordi”.
    Pur tra varie difficoltà, le soddisfazioni non mancano. “Affetto, riconoscenza, amicizia. Queste sono le parole che mi vengono in mente pensando al mio lavoro. Sono un operatore particolare all’interno dell’equipe. I ragazzi sordi mi aspettano per comunicare i loro problemi, le loro aspirazioni e i loro bisogni. Io spero per tutti loro che il territorio possa superare quella forma di ignoranza che tende ad evitare il problema fingendo che non ci sia. Noi, nel nostro piccolo, facciamo la nostra parte”.

  • Il progetto SAI “Accoglienza Casmenea” in prima linea per l’integrazione

    Il progetto SAI “Accoglienza Casmenea” in prima linea per l’integrazione

    Sicilia e disoccupazione: un binomio che sembra essere qualcosa che va oltre il luogo comune per rappresentare una triste realtà. Non per il progetto SAI “Accoglienza Casmenea” del Comune di Comiso gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista, né tantomeno per gli altri progetti che abbiamo in affidamento.

    A Comiso, pur operando in un contesto oggettivamente complesso, si stanno ottenendo importanti risultati dal punto di vista occupazionale.

    “Accoglienza Casmenea” può ospitare 36 beneficiari. Attualmente i ragazzi presenti sono 25. Nel mese di giugno 2022 su 30 accolti si sono concretizzati 18 contratti di lavoro regolare subordinato. Mentre altri 4 ragazzi hanno effettuato l’integrazione nel territorio grazie ad altrettante assunzioni.

    “Si tratta – spiega Alessandro Guastella, responsabile del progetto – di numeri importanti che sono frutto di un impegno quotidiano costante e concreto che coinvolge l’intera equipe multidisciplinare”.

    Alfabetizzazione costante, stesura del bilancio di competenze, compilazione dei curriculum vitae, orientamento ai servizi del territorio e ampie panoramiche legali incentrate sul diritto al lavoro. Questi gli strumenti che vengono adoperati per favorire un ingresso consapevole nel mondo occupazionale. Il progetto SAI è nel tempo diventato un punto di riferimento per le aziende del territorio e per i piccoli artigiani che cercano forza lavoro. “Di anno in anno – prosegue Guastella – abbiamo costituito una rete con le aziende e con gli imprenditori virtuosi che qui operano e che in noi trovano massima disponibilità alla collaborazione”.

    “Alla base di questi risultati – spiegano Salvatrice Iacono e Stefania Pace, assistente sociale ed educatrice del progetto – c’è una certosina ricerca tra gli annunci di lavoro online. Una ricerca che viene effettuata sia dai beneficiari che dalla nostra equipe. C’è inoltre un contatto e una relazione continua con le aziende. Il nostro compito è anche quello di fare incontrare le legittime aspirazioni dei nostri ragazzi, le loro attitudini, con le possibilità concrete di ottenere un contratto”. Un circuito positivo che sviluppa fiducia e garantisce ai titolari di protezione accolti di costruire solide basi per il loro futuro. Edilizia, agricoltura, turismo e artigianato i settori che garantiscono i migliori sbocchi.

    “Per tutti noi – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – il tema del lavoro è centrale. Occorre affermare con forza che il lavoro irregolare e sommerso non può e non deve rappresentare una soluzione per nessuno. Anzi, è un baratro nel quale chi vi precipita trova solo sconforto e sfruttamento. Al contrario, noi ci impegniamo per creare fiducia nel mondo, nel progetto, nel lavoro di orientamento. Da questo percorso nascono storie che è bello raccontare per generare sempre nuova fiducia e nuove possibilità per il territorio”.

  • Alla scoperta del Castello di Donnafugata

    Alla scoperta del Castello di Donnafugata

    I beneficiari del progetto SAI “Biscari” in visita al maniero ottocentesco

    Essere parte di un progetto territoriale della rete SAI vuol dire soprattutto conoscere il luogo in cui ci si trova. Per questo il progetto “Biscari” del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista, ha organizzato una gita al Castello di Donnafugata.

    Luogo di indubbio fascino e di storia, il Castello è stato meta di una escursione con i ragazzi. “Durante le lezioni di Italiano – spiega Turi La Cognata, responsabile del progetto – abbiamo svolto un percorso preparatorio per descrivere cosa avremmo visto. Il nostro obiettivo, ovviamente, è quello di favorire la conoscenza del nostro territorio anche attraverso i beni culturali che qui sono presenti”.

    Il maniero, storica dimora ottocentesca, ospita un Museo del Costume. “Per i ragazzi – afferma @Barbara Criscione , assistente sociale – è stato davvero curioso confrontarsi con gli abiti storici. Giovani bengalesi, maliani, tunisini e libici Hanno mostrato un grande interesse per la storia di questi costumi e per i vari modelli esposti”.

    Il grande giardino del Castello ospita un intricato labirinto delimitato da muri. “A un certo punto del percorso – spiegano Turi e Barbara – si sono invertiti i ruoli: noi ci siamo persi e i ragazzi più intraprendenti si sono arrampicati sui muri per indicarci la strada d’uscita. E’ stata davvero una bella lezione di fiducia reciproca, oltre che un momento molto divertente”.

    “E’ davvero importante – aggiunge Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – qualificare il tempo libero dei nostri beneficiari. Farlo attraverso la scoperta delle nostre ricchezze ha un grande valore: incoraggia questi ragazzi a rispettare i nostri luoghi e contribuisce a far amare loro il territorio dove vivono. Presupposti necessari per pensare un futuro di vita e di lavoro”.

  • “Artinsieme” per scoprire la bellezza che unisce i popoli

    “Artinsieme” per scoprire la bellezza che unisce i popoli

    L’arte unisce il mondo, mentre le guerre lo dividono. Ecco perché scoprire il patrimonio artistico di un popolo può rappresentare un ponte per favorire l’incontro tra culture diverse e alimentare un cultura di pace. Quando poi a narrare le opere di un luogo è un migrante che da questo luogo è stato costretto a scappare, la vicenda assume un valore ancora più alto.
    Così Sadi dal Bangaldesh, Osama dalla Tunisia, Lami dall’Egitto e Kelvin dalla Nigeria hanno vissuto un giorno speciale. Ospiti del progetto SAI “Farsi prossimo” del Libero Consorzio Comunale di Ragusa e gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista, i ragazzi hanno incontrato gli studenti dell’Istituto comprensivo “Crispi” di Ragusa.
    Occasione di questa giornata, la chiusura del progetto PON “Capiamo l’altro – Artinsieme” promosso dalla scuola. I giovani studenti delle classi primarie e secondarie sono stati accolti dal responsabile del progetto, Enrico Mallia che ha spiegato loro il sistema di accoglienza. Dunque, nell’aula studio, i partecipanti hanno assistito alla lezione tenuta dai rifugiati che hanno narrato dell’arte presente nei loro luoghi di origine. L’arte contemporanea che descrive le rivolte studentesche in Bangladesh, il Teatro romano in Tunisia che può ospitare 35 mila persone, il monastero di Santa Caterina in Egitto e le teste di Ife che si trovano in Nigeria. Un viaggio che ha permesso di ricucire distanze, di fare riappropriare i migranti di parte del loro patrimonio culturale, di potersi raccontare ed essere protagonisti di un momento di formazione reciproca. Con l’aiuto dell’insegante di Italiano Valerio Santamaria e con la mediazione di Clara Rollo, esperta della lingua dei segni, i relatori hanno superato ogni difficoltà facendo giungere un messaggio chiaro: ogni luogo racchiude storia e bellezza.  Al termine della mattinata, dopo un momento di laboratorio dedicato alla creazione di bracciali seguito dall’educatrice Clara Sgarioto, un gelato e una merenda condivisa in giardino hanno suggellato un momento di gioia e di pace.  
    “L’obiettivo di questo PON – spiegano le docenti Biagia Accetta e Mirella Gurrieri – è proprio l’inclusione. anche se ci rivolgiamo a bambini ancora piccoli siamo certi che abbiamo permesso loro di vivere una giornata altamente formativa”.
    “Siamo sempre aperti a questo genere di esperienze ed incontri – aggiunge Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – perché la sensibilizzazione del territorio, partendo proprio dalle scuole, è parte della nostra missione”.

  • Welcome day al progetto SAI “Famiglia amica”

    Welcome day al progetto SAI “Famiglia amica”

    Quando è il cuore a dettare la via, non è possibile distinguere chi dona da chi riceve, Chi offre e chi accoglie. Così la splendida torta che Ivana offre al nostro presidente Renato Meli ha il valore del simbolo, di questo scambio che sfuma i confini e disegna il senso del nostro lavoro. Il primo “Welcome Day” della Fondazione San Giovanni Battista è stato celebrato nel progetto SAI Famiglia Amica. Un momento per festeggiare la fine dell’anno scolastico con gli alunni della classe III B della Scuola “Schininà” di Ragusa. Scuola che ospita Irene ed Elisabetta, due ragazze ucraine che hanno condiviso con i compagni gli ultimi mesi di scuola. Mesi pieni di emozioni. Le stesse che si sono manifestate negli abbracci, nelle parole e nelle frasi che i compagni hanno voluto dedicare alle loro nuove amiche e alla loro famiglia.
    “La scuola – conferma Renato Meli – è il luogo privilegiato per costruire un mondo di pace. Le nostre ragazze e le loro famiglie hanno trovato in noi, negli insegnanti e nei compagni di classe un motivo di serenità a fronte della situazione drammatica che vive il popolo ucraino”.
    La festa di fine anno ha convolto genitori, operatori del progetto e i beneficiari. “Per noi – conclude Meli – non esiste un’accoglienza diversa a seconda delle persone. Per noi tutti, da qualunque parte del mondo provengano, meritano la stessa attenzione e lo stesso livello di professionalità”.
    Ai ragazzi della III B il compito di allietare la mattinata con canti e prove musicali. A loro e a tutti gli studenti l’augurio di una felice conclusione di anno scolastico, di buone vacanze e, per chi dovrà, di un fortunato esame!

  • Una tenda ancora più bella nel segno dell’accoglienza

    Una tenda ancora più bella nel segno dell’accoglienza

    Il nostro regalo di Natale per Ragusa quest’anno è la Tenda dell’accoglienza. Come promesso, abbiamo riposizionato la tenda nel ponte Vecchio come simbolo di un luogo che sa accogliere chi viene da ogni dove. Un luogo che sa ospitare senza lasciare fuori chi ha bisogno di un riparo. Un gesto necessario dopo l’episodio che aveva visto degli ignoti dar fuoco alla tenda. “Ma noi non ci siamo arresi – racconta Reato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – e siamo tornati in occasione delle festività Natalizie con una Tenda ancora più bella, grande e colorata. capace di contenere il cuore nostro, della nostra città e di quanti, dal mondo lontano e vicino, vengono qui in cerca di futuro. Questa tenda ha un grande valore simbolico: i tanti pezzi di stoffa che la compongono raccontano tante storie e, soprattutto, ci dicono che insieme si possono superare le difficoltà e raggiungere traguardi importanti”.

    Alla realizzazione del lungo drappo hanno contribuito gli ospiti dei centri SAI e CAS della provincia di Ragusa, ma anche realtà che contribuiscono a creare una rete solidale.

    “In questi colori, in questi frammenti – conclude il presidente – ci siamo tutti noi insieme a coloro che ci aiutano a rendere questa città e questa provincia una comunità sempre più umana, sempre più solidale e fraterna”.