Categoria: #traguardi

  • Al via la seconda edizione di “Qualiforma”

    Al via la seconda edizione di “Qualiforma”

    E’ stata presentata questa mattina la seconda edizione del corso “Qualiforma, competenze per un nuovo inizio”. Il progetto voluto dalla Fondazione San Giovanni Battista e realizzato in collaborazione con il Gruppo Consulting si avvale del patrocinio del Comune di Ragusa. Destinatari di questa seconda edizione saranno 25 tra gli ospiti dei progetti di accoglienza che la Fondazione gestisce per conto dei Comuni di Ragusa e Comiso, del Libero Consorzio Comunale di Ragusa e della Prefettura. Obiettivo è la formazione di 25 assistenti di cucina mediterranea.
    “Dopo il successo ottenuto con la prima edizione – racconta Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – è stato consequenziale ripetere questo tipo di percorso mirato a fornire ai nostri ospiti strumenti pratici per imparare un mestiere e, attraverso questo, trovare un lavoro, una abitazione degna e attuare così una piena inclusione sociale. Sottolineo che i 60 corsisti della scorsa edizione hanno tutti avuto occasioni di impiego nel settore della ristorazione, uno addirittura presso un noto ristorante con stella Michelin di Ragusa, segno che il lavoro è stato fatto bene e, soprattutto, che in questa progettualità c’era una visione reale del fabbisogno delle aziende che cercano mano d’opera qualificata. Faccio mia la felice sintesi di Ferruccio De Bortoli a proposito della questione immigrazione: “Gli imprenditori vorrebbero ancora più immigrati, salvo sostenere fuori dalla loro azienda che certo una società multietnica non è desiderabile. Le famiglie hanno bisogno di colf e badanti (che sono più del doppio dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale) salvo nutrire gli stessi timori di cui sopra”.
    “Per quest’anno – spiega Ernesto Turlà, progettista del Gruppo Consulting – avvieremo il corso di assistente di cucina mediterranea avvalendoci sempre dell’ausilio di docenti qualificati e chef stellati come Enzo Candiano e Claudio Ruta, senza dimenticare l’apporto di un maestro pasticcere come Enzo Dipasquale. Il corso sarà certificato dal Cepas e comprenderà sezioni teoriche e ore di stage in azienda. E’ una formula che abbiamo sperimentato con grande successo lo scorso anno e che, dunque, ripeteremo. Le aziende del territorio che ci hanno chiesto questo tipo di progettualità sono in aumento. Oltre trenta le realtà della ristorazione iblea che hanno sottoscritto con la Fondazione e noi un protocollo di intesa. Sfatiamo l’idea che gli stranieri rubino il lavoro agli italiani; sono gli imprenditori italiani che chiedono a gran voce lavoratori ben preparati e, purtroppo, faticano a trovarne”.
    “Il Comune di Ragusa – sottolinea il sindaco Giuseppe Cassì – è convinto sostenitore di questa iniziativa di grande rilevanza sociale ed economica che mette assieme ingredienti importanti per la nostra comunità: si vuole dare ai giovani che vivono nel territorio l’opportunità di apprendere un mestiere. Si dà, al contempo, ai nostri imprenditori la possibilità di qualificare la loro offerta attraverso personale qualificato”.
    All’incontro di presentazione del progetto hanno preso parte Elvira Adamo, assessore ai Servizi sociali; Catia Pasta, assessore alla Pubblica istruzione; Giorgio Massari, assessore per lo sviluppo economico e Simone Digrandi, con delega alle politiche giovanili.
    Il progetto, che partirà la prossima settimana, avrà termine il 31 dicembre e si avvale della collaborazione di Area System e Cieffe Ragusa.

  • A scuola di futuro

    A scuola di futuro

    La Fondazione San Giovanni Battista realizzerà un progetto contro la dispersione scolastica finanziato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

    Prosegue l’impegno della Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa per lo sviluppo di progetti con al centro la volontà di arginare le povertà educative del territorio. È stata sottoscritta giovedì 17 ottobre a Roma una convenzione con l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza per la realizzazione del progetto “A scuola di futuro” contro la dispersione scolastica. La Fondazione, unica realtà in Sicilia e tra altre 5 in Italia, è stata individuata a seguito di un avviso pubblico e a una procedura selettiva.

    L’obiettivo del progetto è quello di promuovere attività nelle scuole secondarie di primo e secondo grado che coinvolgano e motivino gli studenti, in particolare quelli con maggiori difficoltà e a più alto rischio.

    “Da alcuni anni – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – lavoriamo per il rafforzamento della comunità educante e per arginare le varie forme di povertà educativa.

    In questo settore abbiamo messo in campo progetti importanti come “100 stelle”, “Give me five”, “RiattiviAmo il quartiere”, “Zip” e “Zero to hero”.

    Questo progetto punta nello specifico alla formazione dei docenti riguardo tecniche e metodologie di didattica innovativa. Inoltre è previsto un servizio di accompagnamento e orientamento alla crescita per tutti quei ragazzi a maggiore rischio di marginalità sociale incoraggiandoli a sognare e ad agire il loro futuro da protagonisti. Abbiamo previsto anche azioni di intervento rivolte alle famiglie per creare i presupposti di una genitorialità più consapevole. Siamo molto contenti che l’Autorità garante abbia selezionato e scelto di finanziare un nostro lavoro tra i tanti pervenuti”. 

    Il progetto avrà inizio nelle prossime settimane per una durata complessiva di 18 mesi. Verranno coinvolti studenti e docenti di 4 scuole secondarie di primo grado e 2 scuole secondarie di secondo grado.

    “Con queste iniziative commenta l’Autorità garante Carla Garlatti – destiniamo risorse alla realizzazione di progetti concreti, che hanno una ricaduta diretta sui territori fondi a nostra disposizione ci consentono di finanziare progetti in un numero limitato di Comuni rispetto alle richieste pervenute”.

    https://www.garanteinfanzia.org/sport-minorenni-fragili-finanziati-dallautorita-garante-29-comuni-sotto-i-15-mila-abitanti
  • Mangiare con gli occhi

    Mangiare con gli occhi

    Competenze per un nuovo inizio dedica un suo modulo formativo agli assistenti di sala e mescita

    Se mangiare è un piacere, farlo seduti a una tavola ben allestita, curata e di design può diventare una vera e propria esperienza degna di essere ricordata. Lo sanno bene e lo stanno imparando sempre meglio gli allievi del corso “Assistenti di sala e mescita” del progetto formativo “Competenze per un nuovo inizio”. I ragazzi ospiti dei progetti SAI e CAS gestiti dalla Fondazione San Giovanni Battista sono impegnati in questi giorni al ristorante Mizzica – Pizza & Cucina di #Ragusa per acquisire capacità ricercatissime dal mondo del lavoro.

    “Quando andiamo in un ristorante – spiega Renato Meli, presidente della Fondazione – sappiamo bene che il gusto non è l’unico senso coinvolto. Anche l’occhio, come si usa dire, vuole la sua parte. Attraverso il corso di formazione i ragazzi comprendono che la “mise en place” è molto più che una pratica dettata dal galateo; è piuttosto una dimensione artistica della ristorazione e in quanto tale non può essere sottovalutata o trascurata. Il servizio in sala che questi nostri ragazzi andranno a fare è un vero e proprio biglietto da visita per ogni ristorante, dunque siamo consapevoli dell’importanza di questo ruolo”.

    A far visita agli studenti anche gli assessori del Comune di Ragusa Catia Pasta e Simone Digrandi che confermano la loro vicinanza a questo speciale progetto.

    Gli studenti, guidati dal professore Giorgio Comitini e assistiti dai tutor si muovono tra i tavoli, sistemano posate e tovaglioli e si preparano ad accogliere i clienti. Prima dell’apertura, però, è tempo di servire la cena proprio ai lavoratori del “Mizzica” che dovranno subito dopo impegnarsi fino a tarda sera. Ma non è finita qui, perché i titolari del locale ibleo trovano il tempo per ricambiare la cortesia e decidono di offrire ai corsisti una serata in pizzeria per concludere degnamente la lezione. “Anche questo – conclude Renato Meli – è “Competenze per un nuovo inizio”: formazione di alto livello, scambio culturale, incontro e possibilità per far nascere nuove e belle amicizie”.

  • E tu scegli di volare

    E tu scegli di volare

    Al via a Santa Croce Camerina il progetto per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro per i più giovani

    “E tu scegli di volare”. Volare come solo i più giovani sanno fare ma ai quali è necessario che le istituzioni possano regalare un paio d’ali, soprattutto dal punto di vista dell’inclusione sociale. Oggi, al Comune di Santa Croce, l’incontro che ha dato avvio, per il secondo anno consecutivo, al progetto che l’Ente ha sottoscritto con la Fondazione San Giovanni Battista.
    “È motivo di soddisfazione – afferma Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – di proseguire lungo questo cammino di formazione e sostegno ai bisogni educativi. Viviamo un momento storico nel quale essere genitori ed educatori è molto complesso. Attraverso questo progetto che si rivolge ai giovani di età compresa tra i 6 e i 17 anni ci proponiamo di essere un punto di riferimento al servizio di questa comunità”.
    “Abbiamo accolto il progetto organizzativo del Centro Educativo “E tu scegli di volare”, presentato dalla Fondazione San Giovanni Battista – spiega il sindaco Peppe Dimartino – e siamo certi di poter offrire un’opportunità di crescita e di sviluppo del benessere psico-fisico ai minori che risiedono nel nostro territorio e che rappresentano un volano per il nostro futuro. Il progetto è una risorsa per il nostro territorio, in quanto attraverso le attività che verranno svolte nei confronti dei ragazzi, i loro genitori verranno sostenuti per lo svolgimento del loro difficile compito educativo”.

  • Sorridere per curare

    Sorridere per curare

    Grande adesione al momento formativo con Michael Christensen, il primo clown dottore della storia mondiale

    “Sorridere per curare, per curarsi, per imparare a conoscere le persone e saper leggere ciò che ci circonda. Soprattutto avere l’occasione di apprendere dai migliori professionisti della comicoterapia”.

    Queste le motivazioni che Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista, porta per presentare “L’umano prima di tutto, con il naso in tasca!”, programma di formazione che si svolge in questi giorni a Ragusa. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra i clown dottori di “Ci ridiamo su”, Fondazione San Giovanni Battista e Adierre con il sostegno del Comune di Ragusa. 

    “La presenza del primo clown dottore della storia mondiale, Michael Christensen, accompagnato dal pioniere italiano della comicoterapia Rodrigo Morganti – prosegue Meli – costituisce motivo di pregio per questo momento formativo. Non a caso verranno assegnati crediti formativi agli Assistenti Sociali iscritti all’Ordine professionale. Per noi della Fondazione, inoltre, si tratta di avere la possibilità di offrire ai nostri dipendenti, assistenti sociali ed educatori, un’ottima possibilità di arricchimento professionale che, senza dubbio, ricadrà sulle persone che siamo chiamate ad aiutare ogni giorno 

    “Noi siamo dei comicoterapeuti – si presenta Fabio Firrito di “Ci ridiamo su” – che operano in sistemi complessi nei quali la terapia è sapersi prendere cura di se stessi e degli altri.  Siamo mediatori di relazioni laddove queste ultime rischiano di essere assenti o problematiche, come nel caso delle corsie di un ospedale. Il nostro compito è saper differenziare e valutare il contesto, riconoscere specifici segnali e rispondere adeguatamente, creare un contatto genuino, ascoltare nel profondo, usare il potere del “gioco” come forte agente di cambiamento. Siamo grati alla Fondazione e a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita di questo progetto”. 

    “Credo sia importante -aggiunge Elvira Adamo, assessora ai Servizi sociali del Comune di Ragusa – dare attenzione al benessere di chi entra in una relazione di sostegno e di ascolto. Per essere veramente di aiuto, infatti, bisogna essere capaci di superare i propri limiti. Abbiamo sostenuto questo corso di formazione perché punta soprattutto a questo”. 

    “L’esperienza che stiamo vivendo – conclude Gian Piero Saladino, direttore della Scuola per assistenti sociali di Modica – è importante per contrastare l’iper velocità dei nostri tempi che porta all’odio sociale e per arginare l’eccessivo allarmismo che connota la comunicazione odierna. Questa esperienza di formazione interprofessionale esalta l’uomo come essere capace di vedere oltre le apparenze”. 

    Il corso “L’umano prima di tutto! Con il naso in tasca” ha goduto del patrocinio del Comune di Ragusa, della convenzione con l’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Sicilia ed ha il supporto di diversi patrocini e sponsor privati.

  • “Ri-attiviAMO il Quartiere”

    “Ri-attiviAMO il Quartiere”

    Mercoledì 26 luglio sarà presentato, presso la Sala delle Capriate a Vittoria dalle ore 10,30, il progetto “Ri-attiviAMO il Quartiere”, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, al fine di favorire la costruzione e il potenziamento di “comunità educanti” efficaci e sostenibili nel tempo.
    Il progetto sarà realizzato grazie al sostegno di un partenariato solido e radicato nel territorio: Cooperativa Metaeuropa (capofila) – Pro Loco Vittoria – San Vincenzo – Parrocchia San Francesco di Paola – Vittoria Trek and Wine e Fondazione San Giovanni Battista.

    “Sostenere le comunità educanti vuol dire prendersi cura, dare forza alla riflessione sul campo per i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze esclusi e fragili” dichiara Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista.

  • Nel segno dell’integrazione

    Nel segno dell’integrazione

    Una storia per essere davvero bella ha bisogno di almeno due protagonisti.

    Quella di Ibrahim è una bella storia perché di protagonisti ne ha qualcuno in più….

    Questo giovane affronta il viaggio dal Senegal in Italia quando ancora è minorenne; questo ragazzo alto e sorridente arriva a Lampedusa nel 2016 a soli 17 anni. Del frastuono del mare, delle voci dei suoi compagni di viaggio, dei nuovi suoni che ogni terra straniera porge a chi arriva da lontano lui non ha colto nulla. Ibrahim, infatti, è sordo dalla nascita, ma il suo problema non gli ha impedito di ascoltare le voci interiori che gli dicevano di lasciare la patria in cerca di un futuro migliore.

    Appena compiuti i 18 anni Ibrahim arriva nel progetto SAI “Farsi prossimo” gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista per il Libero Consorzio comunale di Ragusa. È un progetto per richiedenti asilo “vulnerabili”, dunque specializzato nella presa in carico di persone con diverse disabilità. La Lingua dei segni è usata agevolmente, l’empatia di chi sa lavorare nel sociale colma altre eventuali difficoltà. Gli operatori del progetto, dunque, si rendono subito conto che questo ragazzo ha stoffa da vendere. È educato, si impegna, studia e vuole lavorare.

    Ed ecco che qui interviene un altro protagonista della storia: Andrea Occhipinti è il titolare di una stazione per l’autolavaggio di Ragusa. Andrea non dice di no ad una sfida che molti altri avrebbero declinato ed assume Ibrahim. Con un semplice gesto il datore di lavoro ragusano frantuma pregiudizi razziali, di appartenenza geografica e legati alla disabilità.

    Incontriamo i 2 protagonisti proprio in una pausa dal loro lavoro. “Lavoro in questo autolavaggio da 3 anni – racconta Ibrahim con i suoi segni – e sono davvero felice di questo lavoro. Andrea è bravo a comunicare nella lingua dei segni e mi trovo bene con tutti i colleghi. Anche se immaginavo l’Italia in modo diverso, oggi posso dire che sono felice di essere qui.  Vivo a Ragusa e vorrei presto fare venire con me mia moglie che ho sposato da poco. Siamo tutti e due sordi e ci vogliamo bene. Sogno di poter creare con lei una famiglia qui a Ragusa”.

    Dunque le famiglie di Ibrahim sono già almeno due oltre alla sua. La prima, infatti, è quella del progetto “Farsi prossimo”, l’altra è quella di Andrea Occhipinti, di sua moglie e dei suoi figli che hanno accolto il giovane senegalese con affetto e grande spirito di amicizia. Andrea parla di Ibrahim con l’orgoglio che un padre riserva ad un figlio.

    Racconta dei giorni trascorsi con il resto della sue famiglia, dei pranzi condivisi e dei bagni al mare.

    “Per me il problema del razzismo non ha senso – spiega Andrea – perché a mio avviso esiste solo la razza umana. Quando i ragazzi del progetto mi hanno portato Ibrahim ho accettato la sfida e credo di aver fatto la cosa giusta. Oggi ho affidato a lui la responsabilità dell’area consegna auto ai clienti. Il controllo di qualità è una sua mansione. È un ragazzo che ha almeno due marce in più e sono felice di averlo come collaboratore”.

    La sordità un problema? “Senza dubbio non è semplice – conferma Andrea – ma è stata un’opportunità che mi ha permesso di conoscere la lingua dei segni ed un mondo che merita attenzione e rispetto”.

    “Dobbiamo essere grati a imprenditori come Andrea – conclude Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – perché danno una concreta possibilità a questi ragazzi di integrarsi pienamente nel territorio. Un merito in più va dato perché inserire in organico una persona disabile non è facile; credere nelle sue potenzialità, farle sviluppare e custodirle è senza dubbio segno di saggezza e di testimonianza del fatto che molte barriere possono essere abbattute”. 

  • La supervisione elemento di qualità

    La supervisione elemento di qualità

    Nel lavoro delle equipe SAI un processo che aiuta a rendere tutti consapevoli del proprio lavoro e del proprio ruolo

    Il lavoro di una equipe multidisciplinare ha bisogno sempre di un sostegno esterno. La supervisione affidata allo sguardo di un professionista è la base dalla quale ripartire e grazie alla quale mettere a fuoco i punti di forza e i punti deboli del lavoro sociale. Tutti i gruppi di lavoro dei progetti SAI della Fondazione San Giovanni Battista possono da anni contare su questa supervisione. Non si tratta di controllo psicoterapeutico sullo stato di salute e non è nemmeno psicoterapia di gruppo, ma un processo che aiuta a rendere tutti consapevoli del proprio lavoro e del proprio ruolo.
    “La supervisione – spiega Renato Meli, presidente della Fondazione – favorisce il riconoscimento dei talenti del gruppo di lavoro e dei suoi singoli componenti. Noi teniamo molto a che questo lavoro sia svolto in modo competente per promuovere e tutelare il benessere del gruppo, le diverse professionalità messe in campo e, dunque, le persone che abbiamo in accoglienza nei nostri progetti. È importante individuare periodicamente ostacoli e barriere relazionali che potrebbero rendere difficile il raggiungimento degli obiettivi. Questa esperienza ci aiuta a crescere e a vivere al meglio la nostra vita professionale: i professionisti che abbiamo coinvolto ci aiutano a guardare la realtà con occhi diversi e sono una guida per trovare la giusta distanza emotiva in situazioni di complessità”.

  • Nuove radici, coltiviamo diritti

    Nuove radici, coltiviamo diritti

    Presentato in conferenza stampa il progetto di contrasto allo sfruttamento del lavoro in agricoltura pensato da Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa, “Oxfam intercultura” e “Terre senza frontiere”.

    “Lo sfruttamento nei luoghi di lavoro è un furto ai danni dell’anima di coloro che subiscono questa ingiustizia. E’ un furto che priva della dignità, del tempo e non solo del giusto guadagno economico”.

    Con queste parole il vescovo di Ragusa, monsignor Giuseppe La Placa, ha esordito nella sua presentazione del progetto di agricoltura sostenibile “Nuove radici” in contrada Magnì a Ragusa. Una conferenza stampa alla quale erano presenti il prefetto di Ragusa Giuseppe Ranieri, Giusy Agnello Questore di Ragusa, il presidente della Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa, Renato Meli, in qualità di ente capofila, Salvatore Maio di “Oxfam intercultura”, Giovanni Di Natale Sindaco di Acate, Maria Rita Annunziata Schembari Sindaco di Comiso, Giuseppe Cassì Sindaco di Ragusa, Francesco Aiello Sindaco di Vittoria e, in collegamento video Michela Bongiorno, Dirigente dell’Ufficio Speciale Immigrazione della Regione Siciliana.

    “Sono lieto – ha proseguito il vescovo – che questo progetto si realizzi in un luogo recuperato e ristrutturato proprio grazie a percorsi formativi simili a questo che si andrà a realizzare. Siamo lieti di mettere a disposizione questa struttura e i terreni della Diocesi per questa iniziativa. Per noi credenti il lavoro rappresenta la nostra cooperazione nel realizzare il progetto di Dio. Per questo motivo va sempre rispettato”.

    “Nuove radici” è un progetto che si propone di avviare al lavoro imprenditoriale cittadini stranieri già residenti in Italia ed emergenti da situazioni di sfruttamento lavorativo.

    “Non credo tanto nei progetti in quanto tali – afferma Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – quanto nei processi che possono innescare nel tempo dei reali cambiamenti proficui per il territorio. Il tema del lavoro è un tema che tocca strutturalmente la nostra nazione. Noi, per quel che ci compete, ci stiamo impegnando affinché i diritti dei lavoratori siano rispettati secondo quanto dettano sia le leggi costituzionali sia la dottrina sociale della Chiesa. Con “Nuove radici” vedremo nascere due start up che i nostri formatori accompagneranno nelle varie fasi del percorso. Emergere dal lavoro nero, infatti, non è sufficiente se non siamo capaci di offrire a queste persone una alternativa valida per la sussistenza. Sono lieto della presenza e della partecipazione delle istituzioni e delle associazioni, di OIM, di Emergency, e di tutti coloro che a vario titolo sono intervenuti perché sono certo che qualunque risultato positivo lo si raggiungerà solo camminando insieme. È nostro desiderio, oltre che dovere, dare il massimo affinché questo progetto porti frutti duraturi”.

    Il progetto che avrà una durata di 6 mesi prevede attività di orientamento e formazione degli utenti, con il fine ultimo di sviluppare in loro progettualità e autonomia verso l’autoimprenditorialità: azioni mirate per esplorare percorsi realisticamente percorribili di cooperazione e dialogo tra i diversi soggetti nel territorio, con l’obiettivo di dimostrare la fattibilità e la sostenibilità economica di soluzioni alternative al lavoro irregolare.

    “Mettiamo insieme i vari progetti del territorio ragusano – ricorda il prefetto Giuseppe Ranieri – e stiamo attenti nel verificare il loro funzionamento in modo che da ognuno di essi possano discendere ulteriori buone prassi”.

    “Lavorare per evitare l’emarginazione sociale – sottolinea il questore Giusy Agnello – vuol dire fare prevenzione ed educare al rispetto delle regole”.

    “Vogliamo coinvolgere le persone – aggiunge Michela Bongiorno, Dirigente dell’Ufficio Speciale Immigrazione della Regione Siciliana – per evitare lo spopolamento delle nostre zone rurali e per avviare al lavoro uomini e donne che ne hanno le giuste capacità”.

    “E’ interesse di tutte le istituzioni – avverte il sindaco di Ragusa Giuseppe Cassì – che si possa attuare una reale integrazione tra persone di culture diverse. Questi progetti rappresentano una risposta concreta che può innescare dei circuiti virtuosi a vantaggio di tutta la comunità”.

    “Lo sfruttamento del lavoro va oltre le campagne – afferma Francesco Aiello, sindaco di Vittoria – ed è un problema strutturale italiano. Piantare nuove radici vuol dire sradicare quelle vecchie: aiutare le imprese virtuose e punire quelle scorrette”.

    Sul titolo del progetto si sofferma anche Maria Rita Annunziata Schembari Sindaco di Comiso: “Ottima idea è recuperare la nostra tradizione contadina e tutelare gli stranieri nel piantare nuove radici qui da noi”.

    Giovanni Di Natale, primo cittadino di Acate ricorda come un piccolo paese possa avere grandi problemi legati allo sfruttamento del lavoro. “Anche in contesto problematico, tuttavia, non mancano segnali di speranza, ci sono sul territorio esperienze di servizio valide e soprattutto imprenditori che riconoscono i diritti dei lavoratori. Verifichiamo che qualche passo avanti si sta compiendo”.

    Il progetto viene portato avanti da una partnership composta dalla Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa, “Oxfam intercultura” e “Terre senza frontiere”.

    “Questo progetto lancia molte sfide – ricorda Salvatore Maio di “Oxfam intercultura” – perché punta a superare le logiche assistenziali a vantaggio della creazione di uno reale spirito imprenditoriale”.

    “Nuove radici – conclude Chiara Facello, progettista della Fondazione – vuole arrivare, appunto, alle radici di un problema grave quale è il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, per piantare un nuovo albero capace di dare buoni e duraturi frutti”.

    L’attività è finanziata dalla Regione Siciliana, Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro, Ufficio Speciale Immigrazione nell’ambito del Progetto P.I.U. Su.Pr.Eme. (Percorsi Individualizzati di Uscita dallo Sfruttamento), e co-finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione e dall’Unione Europea, PON Inclusione Fondo Sociale Europeo 2014-2020.

  • “Sapere sognare” al Castello di Donnafugata

    “Sapere sognare” al Castello di Donnafugata

    Saper sognare è un dono. Sapere sognare è un talento da alimentare. “Saper sognare” è anche il nome del progetto che la Fondazione San Giovanni Battista sta curando in collaborazione con il Comune di Ragusa. Un percorso che sta dando l’opportunità a bambini e ragazzi di fare esperienze sempre nuove, di qualificare il tempo libero e prevenire ogni forma di disagio sociale e povertà educativa.
    Tra queste attività è bello raccontare l’incontro con il progetto interdisciplinare “Viaggio illustrato al Castello di Donnafugata”, una gita per imparare ad amare un luogo di pregio del nostro territorio. Un luogo, appunto, da sogno!
    “Se sei tu per primo ad amare un luogo – spiega Simona Occhipinti, operatrice culturale – lo saprai di certo raccontare in modo unico e allora di sicuro farai innamorare tutti coloro che ti sapranno ascoltare.”

    L’idea che accomuna i 2 progetti è proprio quella di insegnare qualcosa di importante attraverso una modalità nuova, puntando su un approccio non formale ed empatico.

    “Progettare e realizzare un percorso educativo – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – ci ha riempito di  gioia. Ci stiamo sperimentando in ambiti diversi e questo progetto ne è un bel risultato. L’intento è quello di orientare atteggiamenti e comportamenti dei ragazzi per imparare, giocare, conoscersi e crescere insieme. Conoscere ad esempio un luogo speciale, come il Castello di Donnafugata, è un tassello prezioso nel viaggio tra il sogno e la realtà. Perché, come diceva il filosofo Félicitè Robert de Lamennais, ‘il passato è come una lampada posta all’ingresso del futuro’ e tradizioni locali e vocazioni dei territori possono essere rivitalizzate secondo le linee dello sviluppo sostenibile e del welfare di comunità”.

    “Sapere sognare” è un progetto voluto dalla Fondazione San Giovanni Battista ed è inserito nelle attività di contrasto alla povertà educativa resa possibile grazie al Comune di Ragusa. L’ente comunale ha promosso l’iniziativa per l’organizzazione di attività educative non formali e informali, nonché per attività ricreative volte al benessere dei minori da 0 a 17 anni di concerto con il Ministero per le pari opportunità e la famiglia.