Categoria: #scuola

  • Il gesto e la parola

    Il gesto e la parola

    Incontro con Clara Rollo, insegnante e mediatrice LIS

    Comunicare in un paese straniero è la prima e principale difficoltà che incontrano i migranti. Un ostacolo che diventa ancor più grande nel caso in cui queste persone siano sorde e, dunque, impossibilitate a sentire e interpretare il linguaggio labiale.
    Clara Rollo, dipendente della Fondazione San Giovanni Battista, è una docente ed interprete della Lingua italiana dei segni. La sua presenza garantisce ai ragazzi sordi provenienti da paesi stranieri di poter comunicare con tutti.
    “Io sono le loro orecchie e la loro voce”. Così sintetizza con efficacia il proprio ruolo Clara.
    “La LIS – spiega – non è una forma abbreviata di italiano, una mimica. La LIS è una vera e propria lingua che viaggia sul canale visivo-gestuale che consente alle persone sorde pari opportunità di accesso alla comunicazione. E’ una lingua fondamentale per tutti i sordi, e a maggior ragione per i sordi stranieri che vivono un duplice handicap: non sanno leggere il labiale italiano, non conoscono la lingua in quanto tale, non conoscono i segni italiani”.
    La Fondazione da anni si impegna per garantire ai beneficiari dei progetti della rete nazionale SAI questo servizio di mediazione ed educazione.
    “Poter contare su personale esperto nella LIS – afferma Renato Meli, presidente della Fondazione – vuol dire fornire uno strumento in più alle persone sorde, ma anche all’equipe del progetto. Si favorisce il dialogo e si sviluppano opportunità in più volte all’autonomia della persona. Figure come quella di Clara ci permettono di fare interloquire i ragazzi stranieri con i datori di lavoro, con i proprietari delle case in modo efficace. Nel corso degli anni abbiamo collaborato con la scuola per adulti al fine di garantire la presenza di una mediatrice durante le ore di lezione proprio per permettere a tutti di frequentare la scuola in modo pieno e proficuo”.
    Nonostante la LIS sia riconosciuta come Lingua, sono molti i passi che l’Italia deve fare per garantire ad oggi una parità di accesso ai servizi per i sordi.
    “Purtroppo – racconta Clara Rollo – sono ancora molte le difficoltà per l’accesso in Commissione dei richiedenti asilo sordi per mancanza di interpreti. Più in generale, in Italia il mondo degli udenti non è vicino a quello dei sordi. Dovrebbe crescere una cultura della lingua dei segni che metta in atto la legge che mira a consentire ad ogni realtà pubblica di avere la presenza di un interprete capace di abbattere le barriere sensoriali che hanno i sordi”.
    Pur tra varie difficoltà, le soddisfazioni non mancano. “Affetto, riconoscenza, amicizia. Queste sono le parole che mi vengono in mente pensando al mio lavoro. Sono un operatore particolare all’interno dell’equipe. I ragazzi sordi mi aspettano per comunicare i loro problemi, le loro aspirazioni e i loro bisogni. Io spero per tutti loro che il territorio possa superare quella forma di ignoranza che tende ad evitare il problema fingendo che non ci sia. Noi, nel nostro piccolo, facciamo la nostra parte”.

  • Impariamo a sognare insieme

    Impariamo a sognare insieme

    Sogna, ragazzo sogna
    Non lasciarlo solo contro questo mondo
    Non lasciarlo andare sogna fino in fondo
    Fallo pure tu

    (R.Vecchioni)

    Finalmente ci siamo……Saper Sognare c’è.
    E’ iniziato il centro socio-educativo che darà l’opportunità a bambini e ragazzi di esplorare le strade e i percorsi per sapere sognare e per contribuire allo sviluppo delle loro capacità e delle potenzialità attraverso laboratori e attività ludico- ricreative.

    Sono 20 i bambini che inizieranno questo percorso accompagnato da un’equipe di educatori e operatori sociali. L’iniziativa è stata voluta, cercata e curata dalla Fondazione San Giovanni Battista ed è inserita nelle attività di contrasto alla povertà educativa resa possibile grazie al Comune di Ragusa. L’ente comunale ha promosso l’iniziativa per l’organizzazione di attività educative non formali e informali, nonché per attività ricreative volte al benessere dei minori da 0 a 17 anni di concerto con il ministro per le pari opportunità e la famiglia.
    “Un’esperienza – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – che ci prepariamo a vivere con cuore, testa e tanta attenzione per stimolare percorsi educativi e orientare atteggiamenti e comportamenti dei nostri ragazzi per sperimentarsi, giocare, conoscersi e crescere insieme…e realizzare i loro sogni”.


    Il Progetto “Saper sognare” vuole attivare opportunità di apprendimento attraverso interventi innovativi di educazione non formale e informale, apprendimento esperienziale, attività di sostegno scolastico valorizzando lo sport come strumento educativo e di inclusione, la didattica dei luoghi, le esperienze informali e le attività extracurricolari (laboratori, animazione di strada, attività outdoor, linguaggio digitale, sport innovativi).

    Nelle prossime settimane i bambini e i ragazzi saranno coinvolti nei seguenti laboratori:
    Saper sognare… attraverso la scoperta di sé.
    Saper sognare… attraverso l’arte e le scienze
    Saper sognare… .attraverso lo sport.
    Saper sognare … attraverso l’innovazione tecnologica.
    Saper sognare rappresenta la sintesi perfetta di un lavoro sui bisogni del nostro territorio che la fondazione ha voluto raccogliere per ampliare le opportunità educative perché i sogni danno forma al mondo…

  • Winter school nel segno della cittadinanza globale

    Winter school nel segno della cittadinanza globale

    Renato Meli: “Vogliamo offrire ai giovani studenti degli strumenti e delle prassi utili alla costruzione del loro futuro”

    “Cittadinanza globale, migrazioni, radicalizzazione”, questo il tema della seconda edizione “Winter school” alla quale ha preso parte la Fondazione San Giovanni Battista.
    Il progetto formativo vede tra i principali promotori la “Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere – Università degli Studi di Catania” in collaborazione con il “Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – Università della Calabria”, il “Consorzio Universitario della Provincia di Ragusa”.
    Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista, ha condotto il suo momento formativo sul tema “Ripensare il territorio attraverso i processi di inclusione”. Un argomento di bruciante attualità per il quale la Fondazione lavora da decenni.

    “La Fondazione – conferma Meli – è impegnata ormai da molti anni in percorsi di integrazione e inclusione sociale di cittadini stranieri. L’evolversi delle normative non sempre ha sostenuto l’impegno di chi lavora per favorire il dialogo tra le culture, il superamento delle disparità socio economiche e la reale costruzione di una società più equa.
    A tal proposito occorre ribadire l’importanza delle reti territoriali, dei servizi integrati al fine di evitare appesantimenti burocratici e lungaggini amministrative che sono di nessun aiuto.
    Siamo lieti di dare il nostro contributo alla Winter school attraverso una collaborazione che si fa affinando col passare del tempo. La nostra comune idea di fondo è di offrire ai giovani studenti degli strumenti e delle prassi utili alla costruzione del loro futuro”.

  • Winter school, il sistema Sprar tiene lezione

    Winter school, il sistema Sprar tiene lezione

    Nel corso della Winter school la Fondazione San Giovanni Battista presenta il modello di accoglienza integrato e riflette sui fenomeni migratori in Italia

    Una giornata di formazione dedicata alle leggi che regolano i fenomeni migratori e al sistema di accoglienza integrato in Italia. La Fondazione San Giovanni Battista ha partecipato con i propri formatori alla terza giornata della Winter school “Mediterraneo, conoscenza e trasformazione”. Un evento realizzato in collaborazione con l’Università di Catania e della Calabria e con il Centro studi mediterraneo “La Pira”.


    L’avvocato Enrico Mallia, legale dei progetti Sprar/Siproimi gestiti dalla Fondazione, ha tratteggiato la cornice giuridica entro la quale opera il complesso sistema dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale.
    Antonio La Monica e Giuseppina Cavalieri, coordinatori di due progetti Siproimi, hanno offerto il punto di vista di chi, ogni giorno, opera nelle strutture per l’integrazione. Un viaggio attraverso esperienze dirette e lungo un cammino che ha condotto l’Italia verso un modello guardato con ammirazione in tutto il mondo: dai primi passi del “Piano nazionale asilo”, passando dai progetti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) giungendo all’attuale Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati.
    “Per noi – spiegano i responsabili dei progetti – è un dovere parlare con gli studenti per creare nuovi anticorpi che possano combattere la disinformazione. I nostri progetti, continuamente monitorati, hanno le porte sempre aperte per quanti volessero conoscere il senso profondo del nostro lavoro”.

    L’intervento di Renato Meli, presidente della Fondazione, e di Chiara Facello, referente dell’area di ricerca, ha toccato due aspetti: da un lato le nuove sfide per le politiche migratorie in Italia. Dall’altro, lo sguardo è stato gettato sul fenomeno inverso dell’emigrazione. “Un tema poco dibattuto – affermano i relatori – e che dimostra, dati alla mano, come vi siano ormai più emigrati che immigrati. Il fenomeno è ancor più sensibile nei paesi del sud Italia dove la fuga di capitale umano sta assumendo proporzioni preoccupanti. E’ il Regno Unito la meta privilegiata di chi lascia l’Italia”.
    Quali le risposte possibili? “L’assunto di fondo – spiegano i ricercatori – è che il tema dell’immigrazione sia troppo spesso usato dai media per distrarre la nostra attenzione da problemi ben più gravi. L’Italia deve investire in formazione ed istruzione. Il livello della dispersione scolastica nella nostra provincia fa registrare cifre preoccupanti ed in aumento”.

  • Al via la Winter school

    Al via la Winter school

    Una settimana di incontri per riflettere sul tema delle migrazioni

    Ha preso il via oggi nell’auditorium di Santa Teresa ad Ibla la Winter school sul tema “Mediterraneo, conoscenza e trasformazione”. La settimana di studi è organizzata dalla Struttura Didattica Speciale di lingue e letterature Straniere di Ragusa dell’Università di Catania in stretta collaborazione con la Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa, l’Università della Calabria ed il Centro Mediterraneo “Giorgio La Pira”.
    “Siamo grati alle Università per averci invitato ad essere parte di questo progetto formativo – racconta Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – su un tema che pone sfide importanti al mondo accademico e a quello del Terzo settore che noi rappresentiamo. In tempi nei quali predominano gli slogan e tutto si consuma di fretta, trovo giusto e interessante che questo progetto possa avere inizio ed un proseguo nel corso del tempo. Auguro a tutti gli studenti che hanno scelto di partecipare di poter fare tesoro di questa Winter school che coniuga i temi della ricerca sociale e politica a quelli concreti dell’esperienza. Tra i formatori ci sono persone che ogni giorno si impegnano, a diverso titolo e con diversi talenti, per migliorare e far crescere la società in cui viviamo. La Fondazione San Giovanni Battista crede nella formazione ed investe in tal senso. Siamo felici che molti studenti siano stati nostri tirocinanti e che abbiano potuto toccare con mano la nostra realtà lavorativa fatta di gesti di quotidiana solidarietà. È vero che la realtà cambia, ma è altrettanto vero che la realtà ci cambia: non a caso assistiamo ad un incremento di atteggiamenti di paura, discriminatori se non palesemente razzisti. Per affrontare questo stato di cose non basta solo studiare, occorre un impegno concreto per cambiare rotta e migliorare la società in cui viviamo”.
    La Fondazione San Giovanni Battista è impegnata da anni in progetti di accoglienza per richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.
    “Affronteremo il tema delle migrazioni – prosegue Meli – ponendo l’accento sugli arrivi in Italia, in sempre minor quantità, ma anche occupandoci delle emigrazioni. Sempre più talenti, giovani ma non solo, lasciano la Sicilia e l’Italia in cerca di migliore fortuna all’estero. Questo è un dato che ci deve fare riflettere”.
    Nel corso della giornata inaugurale hanno portato il loro saluto Santo Burgio, direttore della Struttura didattica speciale di Ragusa, Francesco Raniolo del Dipartimento di studi di Politica sociale dell’Università della Calabria e Giacomo Anastasi del Centro Mediterraneo “Giorgio La Pira”.
    “Questa Winter school – ha spiegato il professore Burgio – punta sulla collaborazione tra due diverse Università e si apre al mondo del Terzo settore in un’ottica di reciproco scambio”.
    “I fenomeni che caratterizzano la realtà – aggiunge il professore Raniolo – stanno mettendo in crisi il nostro modo di analizzare la realtà stessa. Abbiamo bisogno di lenti nuove per studiare un fenomeno che pone delle importanti sfide alla ricerca universitaria”.
    “Il nostro centro studi sulla mobilità umana – conclude Giacomo Anastasi – crede in questo progetto che può arricchire a vicenda il mondo accademico e quello del Terzo settore. Il fenomeno delle migrazioni non può essere violentemente semplificato per ragioni strumentali ed è bene che venga affrontato con competenza dai giovani studenti di oggi”.

    Saluti introduttivi nell’Auditorium di Santa Teresa
  • Una buona integrazione parte dalla scuola

    Una buona integrazione parte dalla scuola

    “A good integraction”, cioè una buona integrazione. Questo il titolo di un percorso formativo che la Fondazione San Giovanni Battista ha lanciato da qualche settimana  rivolgendosi al mondo della scuola. Obiettivo far conoscere agli studenti dell’Istituto “Gian Battista Vico” di Ragusa i percorsi di inclusione sociale promossi in questi anni dal sistema Sprar. “Il nostro – racconta Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – è un progetto di educazione interculturale, un modo di vedere l’integrazione come l’incorporazione di una certa entità etnica in una società con l’esclusione di qualsiasi discriminazione razziale. Sentiamo, oggi più che mai, il bisogno di informare e riflettere intorno alle esperienze svolte dagli Sprar del territorio. Poche “buone azioni” per comprendere che non tutto quello che passa dai telegiornali nazionali rappresenti la sacrosanta verità”.

    Dietro le polemiche, al l di là delle tante parole che la politica spende nel dibattito sul tema, ci sono gli operatori dell’accoglienza, i mediatori, gli educatori, gli insegnanti e gli assistenti sociali pronti a mettersi a disposizione per gli esseri umani, non solo immigrati, con l’obiettivo della valorizzazione delle diversità culturali sul territorio e cercando di eliminare ogni tipo di stereotipo e di pregiudizio.

    “La scuola – prosegue Meli – riveste un ruolo importantissimo quale primo mediatore dell’inserimento sociale teso ad evitare la separazione su basi linguistiche, etniche, culturali e religiose attraverso l’insegnamento, diventando l’ambiente in cui si acquisiscono fondamentali valori che accompagneranno lo studente per tutta la vita”.

    “La tematica dell’immigrazione – sottolinea Gregory Scolaro, mediatore del progetto Sprar Famiglia amica – ricopre un ruolo fondamentale nella nostra società e l’incontro con il “diverso” non si limita ormai solo a episodi sporadici. Il nostro paese si è trasformato, da paese di emigrazione a paese di immigrazione, e l’integrazione rappresenta un’opportunità di arricchimento, mirando all’inserimento dignitoso di chi vive nel territorio e partendo dal riavvicinamento della distanza sociale, per creare uno spazio che permetta di educare sia i giovani che gli adulti alla conoscenza e al rispetto della diversità. L’integrazione, con le opportunità che comporta, determina un cambiamento, diventando un modo per relazionarsi con persone diverse, con le quali dialogare e scambiare opinioni, aprendosi alla possibilità di una cultura diversa per raccontare se stessi ascoltando gli altri. Conoscere e informarsi per interagire con chi ci appare come il nemico da mettere al margine senza neanche volerlo conoscere”.

  • Carnevale di tutti colori

    Carnevale di tutti colori

    Carnevale in festa con i due appuntamenti organizzati dalla Fondazione San Giovanni Battista in collaborazione con il Comune Di Comiso e la Cattedrale San Giovanni Battista di Ragusa.
    “Sono stati due appuntamenti di grande successo – racconta Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista – e pieni di una sana gioia. A Torre di Canicarao abbiamo aperto le porte del progetto SPRAR Accoglienza Casmenea. Con piacere abbiamo ricevuto il sindaco Maria Rita Schembari, i referenti dei servizi sociali, i docenti del CPIA di Comiso, l’Associazione Calicantus, le altre realtà del terzo settore presenti, ma soprattutto i bambini che con la loro innocente spensieratezza non hanno guardato il colore della pelle. Sono stati loro a rendere magico questo giorno. A Ragusa la partecipazione è stata talemente ampia da far capire, qualora ce ne fosse bisogno, che la città, e in particolare il centro storico, hanno bisogno di momenti di aggregazione”.

    A Comiso una ulteriore nota di colore: tra i protagonisti della festa il gruppo degli “Smile boys” composto da 6 giovani ospiti del progetto SPRAR. “I ragazzi – spiega Alessandro Guastella, responsabile del progetto Accoglienza casmenea – provengono da Togo, Senegal, Gambia e Mali ma formano un gruppo unito. Hanno sfilato in occasione del Carnevale di Comiso svoltosi il sabato e, a grande richiesta, hanno proposto un bis in occasione della festa di lunedì scorso”.
    Diversa l’impostazione per il Carnevale nel capoluogo. “A Ragusa – aggiunge Antonio La Monica, responsabile dello SPRAR Vivere la vita – abbiamo donato una festa a tutti i bambini del quartiere di San Giovanni, una zona della città che è sempre più vissuta dagli stranieri e che sente l’esigenza di una maggiore integrazione. Qui le ragazze ospiti del progetto SPRAR Vivere la vita hanno dato dimostrazioni di abilità nella decorazione delle unghie e nella difficile arte delle treccine. Al termine della festa, animata con professionalità dai nostri operatori e dai volontari del Servizio civile, moltissimi bambini e genitori ci hanno pregato di replicare simili iniziative”

  • Per l’informatica basta un… “CLIC”, al via un corso di formazione di base

    Per l’informatica basta un… “CLIC”, al via un corso di formazione di base

     

    La Fondazione San Giovanni Battista promuove un corso di alfabetizzazione informatica per contribuire a creare percorsi di inclusione sociale e di  inserimento socio-professionale per i cittadini stranieri ospiti dei progetti SPAR e CAS. Lo scopo è favorire l’inserimento nel mondo del lavoro. Soprattutto il laboratorio si soffermerà su uno spaccato delle dinamiche del mercato del lavoro per affrontare i problemi: Che lavoro voglio? Come e dove lo cerco? Con che strumenti?

    Gli incontri si terranno il martedì dalle ore 10 alle ore 13 a partire dal mese di marzo.

    SCARICA IL modulo di iscrizione corso alfabetizzazione 

    iNVIA IL MODULO COMPILATO ENTRO GIORNO 8 MARZO ALLA MAIL info@fsgb.it

    Il laboratorio ruota intorno ai seguenti temi:
    • Il testo word e le risorse del pacchetto office
    • Internet: come cercare informazioni utili
    Gli obiettivi del laboratorio sono:
    • acquisire maggiore consapevolezza di sé e del contesto
    Al termine del corso lo studente acquisisce le informazioni necessarie per utilizzare il pc e internet nel mondo del lavoro

    Il percorso si svilupperà in due moduli principali:

    Modulo I: attività informativa
    • il pc e i suoi programmi
    • internet: i canali di ricerca del lavoro, i programmi di posta elettronica, la formazione professionale come approccio e strumento per la qualificazione e/o riqualificazione professionale
    • utilizzo del foglio word
    Modulo II: attività orientativa
    L’attività, prevalentemente di gruppo, si articolerà attraverso la realizzazione di laboratori di informazione e orientamento volti a far emergere caratteristiche, interessi e attitudini possedute dai ragazzi, con l’ausilio di strumenti orientativi. Tutto ciò per rendere i giovani consapevoli e “soggetti attivi” del proprio futuro lavorativo .
    Tali laboratori di gruppo avranno l’obiettivo di far conoscere le tecniche di ricerca di impiego e le strategie possibili per la ricerca del lavoro ed in particolare:
    • Bilancio di risorse
    • La propria presentazione per l’ accesso al lavoro: il curriculum vitae (come si costruisce un curriculum vitae incisivo ed efficace)
    • Il curriculum vitae: cv europeo, cv euro-pass
    • Siti e banche dati utili per la ricerca del lavoro
    • Gestione del colloquio di lavoro (varie tipologie e simulazione)
    • Redazione efficace della lettera di presentazione e del Curriculum Vitae
    • Preparazione efficace al colloquio di selezione

     

     

  • Verso una nuova Europa grazie al progetto Erasmus

    Verso una nuova Europa grazie al progetto Erasmus

    Studenti tedeschi, francesi ed italiani insieme per costruire una Europa ancora capace di ascoltare le voci dei più deboli. E per farlo i ragazzi, guidati dai loro docenti, hanno scelto la periferia più a sud d’Europa, Ragusa. Città frontiera del Mediterraneo e realtà spesso assurta a simbolo positivo di accoglienza.

    Il primo passo di questo percorso deriva dal progetto “Erasmus” sul tema “Refugee crisis: new concepts, new ideas and new changes”, “Crisi dei rifugiati: nuovi concetti, nuove idee e nuovi cambiamenti”.

    Ente capofila è l’Istituto superiore “Giovanni Verga” di Modica in rete con due istituti provenienti dalla Francia e dalla Germania.

    Tra le attività messe in atto anche la visita di 31 studenti presso la sede dei progetti SPRAR “Famiglia amica” e “Biscari” gestiti dalla Fondazione San Giovanni Battista.

    Crediamo molto – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – in questi progetti di scambio interculturale e di reciproca conoscenza. Abbiamo messo a disposizione i nostri formatori per momenti di affiancamento e di studio ed abbiamo aperto le nostre strutture per consentire ai giovani di visitare i luoghi dove costruiamo l’integrazione per i titolari di protezione internazionale. Siamo felici di poter dare questa occasione a persone giovani che possono aiutarci nel decostruire tanti stereotipi legati al fenomeno degli immigrati”.

    L’insegnante Maria Puccia, referente del progetto scolastico, spiega il senso di questa esperienza. “Le scuole estere sono molto interessate a capire il fenomeno dell’immigrazione che vede l’Italia in prima linea. Noi siamo convinti che la realizzazione di simili attività didattiche interdisciplinari e interculturali possa favorire processi di crescita utili a prevenire disagio sociale e pregiudizi”.

    Per i nostri ragazzi – aggiunge Maxim Seguin Couturier, docente in Francia – è importante avere informazioni dirette e non filtrate dai media. Vogliamo che ognuno di loro tocchi con mano le realtà di cui rischiano di sentire solo parlare”.

    Sapere che ci sono persone che affrontano il viaggio attraverso il deserto ed il mare – raccontano i ragazzi – e che sono sopravvissute ed oggi vivono qui ci ha molto emozionato”.

  • Al via il Servizio civile

    Al via il Servizio civile

    Ha preso il via l’anno di Servizio civile universale per i 70 volontari in forza alla Fondazione San Giovanni Battista. Tre i progetti che vedranno impegnati i ragazzi: “Tra culto e cultura” incentrato sull’educazione e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale nei beni della Diocesi di Ragusa; “Marhaban” che prevede la presenza dei volontari nei centri di accoglienza per migranti gestiti dalla Fondazione e “Passo passo” rivolto al disagio giovanile e all’animazione socio-educativa nelle parrocchie.

    Un cammino fatto di esperienze dirette, ma anche di momenti specifici di formazione. I progetti prevedono un impegno di 30 ore settimanali.

    “Mi auguro – ha detto Renato Meli, presidente della Fondazione – che questo anno possa essere un tempo in cui percorrere una buona strada. Il fatto di essere stati scelti e selezionati vi deve rendere orgogliosi e responsabili del vostro ruolo. Ci aiuteremo, insieme, a crescere nel servizio che siamo chiamati ad offrire alla comunità. I nostri tre progetti sono molto diversi tra loro, ma hanno un comune denominatore che è la relazione tra le persone. Vorremmo che ognuno di voi diventasse un testimone di queste relazioni per invertire l’onda di barbarie ed indifferenza che caratterizza questi nostri tempi”.

    “Sarà un bel percorso per tutti – prosegue Renato Meli – anche quando si potranno vivere momenti di difficoltà. La storia del nostro territorio racconta di intrecci tra popoli differenti, di solidarietà verso i deboli e di rispetto per le tradizioni. La nostra cultura è fatta di amore e di mischiamenti. Vi chiediamo di proseguire lungo questa cammino sentendovi parte di questa storia”.