Tag: Ragusa

  • Giornata Mondiale del Rifugiato 2025

    Giornata Mondiale del Rifugiato 2025

    La Giornata Mondiale del Rifugiato 2025 si affaccia su nuovi scenari di guerra, su un mondo che sembra avere smarrito quasi del tutto il senso dell’empatia, del dialogo e della pace. Iran, Gaza, Ucraina, Sudan ed Etiopia sono solo alcuni degli scenari di guerra che oggi infiammano il mondo. Ecco perché è urgente celebrare con forza l’appuntamento annuale voluto dalle Nazioni Unite per riconoscere la forza, il coraggio e la determinazione di milioni di persone costrette a fuggire nel mondo proprio a causa di guerre, violenza, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.
    La Fondazione San Giovanni Battista, da 25 anni in prima linea per l’accoglienza e l’inclusione dei rifugiati propone alcuni momenti di riflessione e di condivisione con l’intento di dare concretezza al #torniamoasentire che vuole essere il tema di fondo di questa giornata.
    Dal 17 al 19 giugno attiviamo “TUTTI A TAVOLA”, laboratori artistici partecipati a cura del Collettivo Ocra ETS. Gli incontri si svolgeranno presso i centri di accoglienza della Fondazione San Giovanni Battista e prevedono due pratiche artistiche per creare insieme una grande tovaglia stampata a mano con stoviglie, timbri e simboli della condivisione. Verrà anche realizzato un ricamo collettivo che, simbolicamente unisca storie diverse in un’unica opera tessile. 

    Giorno 1 luglio, a Comiso rifletteremo con il giornalista Mimmo Muolo, vaticanista per il quotidiano “Avvenire”, sul tema “Una riflessione pubblica sulle migrazioni alla luce della dottrina sociale della chiesa”. 

    Il 3 luglio, infine, presso il centro CAS di contrada Borgo la Croce di Ragusa vivremo un momento di convivialità aperta a tutta la comunità. Si mangerà insieme attorno alla tovaglia collettiva realizzata nei laboratori. 

    “In occasione di questa Giornata mondiale del rifugiato, ricorda Renato Meli – presidente della Fondazione San Giovanni Battista – desidero sottolineare quanto sia fondamentale coltivare l’empatia e la capacità di ascoltare e comprendere la sofferenza e i bisogni di chi ha dovuto lasciare la propria terra. Solo attraverso il sentire del cuore possiamo provare a comprendere realmente ciò che può significare il percorso di un rifugiato. Credo peraltro sia necessario affrontare il tema delle migrazioni epurandolo da condizionamenti ideologici o di parte. Il tema delle migrazioni infatti ci riguarda nella duplice accezione, immigrazione ed emigrazione. Tutte le società evolute sono chiamate ad accogliere e includere ma anche ad interrompere il ciclo infinito della violenza e dello sfruttamento, contribuendo a costruire un mondo dove ogni uomo e ogni donna possano trovare speranza e dignità senza dover necessariamente lasciare la propria patria. Gli appuntamenti che abbiamo pensato quest’anno hanno il segno della semplicità, della riflessione e della condivisione quali traiettorie per immaginare orizzonti di pace e di vera umanità”.

    #withrefugees #torniamoasentire #gmr25

  • Cento stelle per un nuovo Patto educativo

    Cento stelle per un nuovo Patto educativo

    Il progetto “Cento stelle per crescere e sognare” regala un nuovo Patto educativo per il Distretto socio sanitario 44. 

    “Cento stelle” è, il progetto realizzato da Oxfam, Fondazione San Giovanni Battista di Ragusa e l’associazione L’Argent in collaborazione con gli Enti locali facenti capo al Distretto 44.  Un percorso che ha raggiunto cento giovanissimi del territorio ibleo, le loro famiglie e gli Istituti scolastici coinvolgendoli in varie azioni educative. 

    Nell’Auditorium “Pippo Tumino” degli uffici comunali dello Sviluppo Economico i protagonisti di “Cento stelle” hanno presentato e sottoscritto il Patto Educativo che sarà esteso a tutte le realtà pubbliche, del Terzo settore e delle realtà formative che ne faranno richiesta. 

    “Non nascondo una certa soddisfazione – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – per il percorso e il processo avviato con il progetto Cento Stelle. Un buon risultato in termini di output è non solo il Patto Educativo che stiamo sottoscrivendo con i sindaci dei Comuni del distretto 44, ma anche la gioia espressa nei volti delle ragazze e dei ragazzi, delle insegnanti e in tutti coloro che sul campo si sono spesi oltre misura per questo traguardo”.

    La sottoscrizione del Patto viene dopo lunghi e proficui mesi di lavoro che hanno coinvolto le scuole, gli studenti e le loro famiglie.

    “Per la scuola – ricorda Meli –  abbiamo promosso approcci di apprendimento esperienziale, contestualizzato e interdisciplinare. L’incontro tra scuola e comunità ha generato nuove forme di progettualità educativa, attraverso l’attivazione di laboratori urbani, percorsi civici, attività svolte in contesti informali, ove l’apprendimento si è delineato come processo co-costruito. Per gli studenti abbiamo scelto di intervenire in un quartiere con carattere di forte esclusione e fragilità favorendo un’attivazione territoriale, che in futuro può essere replicata in altri quartieri. Quello che vogliamo, nel solco della nostra Costituzione, è rimuovere veramente gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

    “Cento stelle” ha coinvolto in modo innovativo ed attivo soprattutto le famiglie. 

    “Migliorare la qualità della vita dei bambini – conferma Renato Meli – vuol dire migliorare la qualità della vita delle loro famiglie, in particolare delle mamme. La nostra è una sperimentazione di welfare comunitario, che, nella prospettiva della città educante, chiama ogni attore educativo a rispondere alla domanda educativa mettendo alla prova modelli di azione pubblica capaci di realizzare nei fatti la sussidiarietà. In quest’ottica le persone che abitano i luoghi del progetto non sono destinatari, ma promotori e protagonisti dell’impegno educativo attraverso il Patto”.

    Il Patto educativo, dunque, giunge al termine di un cammino già avviato e che ha creato le condizioni per strutturare queste linee guida.

    “Oggi regaliamo alla nostra comunità – prosegue il presidente della Fondazione – un patto educativo che può rappresentare oggi uno dei volani più significativi per l’innovazione della scuola pubblica, in quanto incarna una visione dell’educazione come processo corale, intersoggettivo, istituzionalmente legittimato ma civicamente condiviso. Questi Patti educativi, infatti, si configurano come forme generative di cittadinanza attiva, attraverso cui i cittadini non soltanto partecipano, ma concorrono a produrre politiche educative pubbliche nella loro forma più matura. Ricordo, infatti, che le azioni di coesione e di comunità sono le vere promotrici dello sviluppo economico e sociale. Nei prossimi mesi, la Fondazione San Giovanni Battista sarà impegnata nell’attuazione concreta del Patto e nella sua valorizzazione insieme al comune di Ragusa e al distretto 44.  Il nostro obiettivo è di estenderne l’impatto anche attraverso nuovi progetti finanziati. Si tratta di un impegno strategico, che mira a rendere strutturale l’approccio educativo sperimentato, rafforzando la rete territoriale e offrendo nuove opportunità ai bambini, ai giovani e alle famiglie del Distretto 44”.

  • Eid al-Adha a “Biscari” e “Farsi prossimo”

    Eid al-Adha a “Biscari” e “Farsi prossimo”

    I nostri fratelli musulmani celebrano oggi l’Eid al-Adha, la festa in cui viene ricordato il sacrificio del profeta Abramo, una delle feste più importanti per l’Islam.

    I progetti SAI “Farsi prossimo” e “Biscari”, gestiti dalla Fondazione San Giovanni Battista per conto della Provincia di Ragusa, hanno festeggiato insieme questa ricorrenza.

    Musica, qualche gioco e un momento di condivisione del pranzo hanno arricchito questa giornata voluta dalle due equipe.

    “La festa di oggi – ha ricordato Renato Meli, presidente della Fondazione – ci ricorda che l’islam e il cristianesimo hanno una radice comune che affonda nei testi biblici. L’Eid al-Adha fa memoria del sacrificio di Abramo pronto a offrire il figlio al suo Dio. Per noi l’inclusione è anche questo: vivere insieme questi momenti significativi sottolineando la nostra comunanza al genere umano, al di là di tutte le differenze”.

    Alla festa hanno preso parte anche i rappresentanti della Provincia di Ragusa che hanno sottolineato la bontà del lavoro svolto dai due progetti SAI.

    “Siamo contenti di avere offerto ai nostri ragazzi questa piccola festa – spiegano dall’equipe dei progetti – perché anche attraverso questi momenti è possibile costruire percorsi di sana inclusione, di fiducia e di ascolto reciproco”.

  • Dal progetto “Cento stelle” nasce il patto educativo del Distretto 44

    Dal progetto “Cento stelle” nasce il patto educativo del Distretto 44

    Martedì 10 giugno 2025, dalle 17.30 alle 19.30, all’Auditorium “Pippo Tumino” degli uffici comunali dello Sviluppo Economico di via On. Dott. Corrado Di Quattro a Ragusa sarà presentato il Patto Educativo del Distretto Socio-Sanitario 44.

    Il Patto Educativo, sviluppato all’interno del Progetto “Cento Stelle” realizzato da Comune di Ragusa, Fondazione San Giovanni Battista e Oxfam Italia, è stato esteso a tutti i progetti del Distretto Socio-Sanitario 44 che richiedono questo documento, per avere Linee Guida definite e azioni chiare da avviare.

    “Il Patto sarà sottoscritto da tutti i Comuni del Distretto Socio-Sanitario 44 – spiega Elvira Adamo, assessora ai Servizi Sociali – e potrà poi essere sottoscritto anche da Istituti Scolastici e Enti del Terzo Settore che vorranno partecipare a questo importante progetto. Il 10 giugno avremo modo di conoscere i contenuti del Patto Educativo, gli ambiti di applicazione e le azioni da sviluppare. Il documento è un importante passo avanti per definire azioni concrete e strutturate, a livello locale e distrettuale, integrando gli interventi sociali con le attività delle comunità educanti”.

    “Abbiamo ritenuto fosse importante realizzare un patto educativo che avesse un respiro più ampio a livello territoriale – prosegue Catia Pasta, assessora alla Pubblica Istruzione – per costruire una rete educativa strutturata, creando una sinergia forte tra tutti gli attori e le attrici delle comunità educanti. Scuole, famiglie, Enti locali, Servizi sociali, associazioni, imprese, parrocchie ed altri ancora uniti da un obiettivo comune: superare la frammentazione degli interventi educativi promuovendo una responsabilità condivisa su temi importanti, per rispondere ai bisogni dei nostri ragazzi e riconoscersi come parte attiva del processo educativo. Non è solo la scuola che educa, ma è tutta una comunità intera”.

    “La Fondazione San Giovanni Battista – dichiara il presidente Renato Meli – ha pensato, realizzato e accompagnato il progetto Cento Stelle, un’iniziativa che ha posto al centro il contrasto alla povertà educativa attraverso il coinvolgimento diretto delle comunità locali. Il Patto Educativo del Distretto Socio-Sanitario 44, che sarà presentato il 10 giugno, rappresenta uno dei risultati più significativi di questo percorso: un documento condiviso, frutto di un lavoro corale, capace di unire intenti, energie e visioni.

    Crediamo profondamente che l’educazione significa stare in una relazione autentica, legittimare le emozioni e saper ascoltarle. Questo si sperimenta solo attraverso il dialogo e la collaborazione tra istituzioni, scuole, famiglie, terzo settore e territorio. Per riconoscersi e per ricostruire un futuro più equo per le nuove generazioni. Il Patto non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per azioni concrete e integrate, in grado di generare impatto reale nella vita di bambini, adolescenti e famiglie”.

  • Percorsi di educazione civica

    Percorsi di educazione civica

    Il percorso di educazione civica svolto dai ragazzi di quattro classi del Liceo di Scienze umane di Ragusa approda nella sede del progetto SAI “Famiglia amica” gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista.
    Dopo alcuni incontri in aula magna svolti nei mesi scorsi, guidati da esperti di dinamiche interculturali, i giovani studenti hanno avuto modo di toccare con mano la realtà di un progetto di accoglienza e inclusione che ospita nuclei familiari titolari di protezione internazionale.


    “La scorsa settimana – ricorda Renato Meli, presidente della Fondazione – abbiamo ospitato i giovani dello stesso Istituto “G. B. Vico” impegnati nell’indirizzo Linguistico. Oggi, con i ragazzi di Scienze umane, si rinnova il piacere di vedere una delle nostre strutture piena di quelli che saranno gli adulti del futuro. Ringraziamo la dirigente e le insegnanti e gli insegnanti dell’istituto Vico che si spendono e credono in progetti di educazione civica per noi fondamentali. Grazie a tutti gli studenti che hanno prodotto dei lavori di alto livello: manifesti, disegni e podcast che ci impegneremo a valorizzare. Le storie che hanno raccontato e i concetti che hanno espresso nei loro elaborati sono lo specchio della realtà. L’oggi ci racconta quale sarà lo scenario futuro della nostra società, sia per coloro che arrivano da paesi stranieri come, e soprattutto, per i bambini che nascono in Italia da genitori stranieri e che la legge non considera italiani se non dopo troppi anni di residenza, 10 per norma ma nella prassi non prima di 13, se tutto va bene. Mi sembra che sia qualcosa di inaccettabile da un punto di vista del diritto ma, soprattutto, dal punto di vista etico.
    Auguro a questi giovani di essere sempre cittadini attivi, capaci di partecipare e fare partecipare alle vicende democratiche della nostra Italia”.


    Le quattro classi del liceo di Scienze umane hanno presentato una sintesi del sistema di accoglienza in Italia e un approfondimento sulla figura del mediatore culturale.


    Non è mancato il consueto momento di dolce relax con la condivisione del gelato e una consegna di vari doni che i ragazzi hanno affidato all’equipe di progetto.

  • Il Liceo linguistico in visita al progetto SAI “Famiglia amica”

    Il Liceo linguistico in visita al progetto SAI “Famiglia amica”

    Tre diversi mandala da colorare. Tre diverse classi del Liceo Linguistico “G. B. Vico – Umberto I” di Ragusa. Un progetto di educazione civica che intreccia il percorso scolastico con il cammino del progetto della rete nazionale SAI “Famiglia amica” gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista. “Il rapporto di collaborazione con l’Istituto Vico – sottolinea Renato Meli, presidente della Fondazione – si rinnova di anno in anno e siamo certi arricchisca entrambe le realtà. Per noi è fondamentale aprire le porte dei nostri progetti ai giovani studenti per dar loro modo di conoscere la realtà dei migranti titolari di protezione internazionale. Per la scuola ciò rappresenta un valore aggiunto che permette a chi studia di toccare con mano un fenomeno che troppo spesso è condizionato da luoghi comuni e da informazione fuorviante”.
    I giovani delle tre classi hanno avuto il tempo di conoscere i membri dell’equipe multidisciplinare di “Famiglia amica” per poi colorare tre mandala con tema il mondo, i punti cardinali e il fiore delle emozioni.
    Motivo di grande gioia per tutti i partecipanti la presenza dei bambini che sono accolti nella struttura di via Ungaretti, storica sede del progetto.
    Come da tradizione, un momento di fresca e dolce condivisione ha permesso a tutti di assaggiare un buon gelato.
    Gli studenti hanno dedicato l’ultima parte della mattinata per realizzare delle interviste ai vari componenti dell’equipe e per consegnare dei doni alle famiglie presenti.
    “Il regalo più grande che potete fare a noi e a tutti i nostri beneficiari – ha concluso Turi La Cognata, coordinatore del progetto – è il tempo: vi invitiamo a tornare ogni qual volta lo vorrete. Per voi e per tutti i ragazzi le nostre porte saranno sempre aperte”.
    Lunedì 26 maggio saranno le classi del Liceo di Scienze Umane a venire in visita al progetto “Famiglia amica” e la festa si rinnoverà ancora una volta.

  • Siglato protocollo d’intesa tra la Fondazione San Giovanni Battista e il GAS Mazzarelli

    Siglato protocollo d’intesa tra la Fondazione San Giovanni Battista e il GAS Mazzarelli

    La Fondazione San Giovanni Battista e il “Gruppo di Acquisto Solidale Mazzarelli” hanno sottoscritto oggi un protocollo d’intesa che segna l’inizio di una collaborazione orientata all’inclusione sociale, alla sostenibilità ambientale e alla promozione di filiere etiche e locali.

    L’accordo è stato firmato dal presidente della Fondazione, Renato Meli, e dalla presidente del GAS Mazzarelli, Paola Nigito, che hanno condiviso la volontà di costruire sinergie tra due realtà da tempo impegnate sul territorio in progetti a forte impatto sociale ed ecologico.

    La Fondazione San Giovanni Battista opera da anni nel settore dell’accoglienza e dell’inclusione sociale, gestendo centri per richiedenti asilo e rifugiati e promuovendo iniziative educative contro la povertà educativa, in particolare nelle scuole. Attraverso i progetti di Servizio Civile Universale, offre inoltre opportunità di crescita personale e professionale ai giovani volontari.

    Il GAS Mazzarelli è un’associazione che riunisce produttori e consumatori, promuovendo modelli di economia solidale, agricoltura sostenibile e rigenerativa. È attivo nello sviluppo di sistemi di food forest, con l’obiettivo di creare ecosistemi produttivi che integrano biodiversità, tutela ambientale e innovazione agricola.

    L’intesa mira a sviluppare iniziative congiunte che favoriscano l’incontro tra culture, l’inclusione sociale e la diffusione di una cultura della sostenibilità. Tra gli obiettivi principali:

    promuovere percorsi formativi e laboratori pratici per i beneficiari dei centri di accoglienza, finalizzati all’inserimento lavorativo nel settore agricolo e forestale;
    realizzare progetti educativi per minori, centrati su educazione ambientale, cittadinanza attiva e contrasto alla povertà educativa;
    collaborare su progetti finanziabili a livello regionale, nazionale ed europeo.
    “Con il GAS Mazzarelli – ha dichiarato Renato Meli – condividiamo valori profondi: la sostenibilità, l’inclusione e la creazione di opportunità per chi vive in condizioni di fragilità. Crediamo molto nel potenziale formativo e inclusivo dell’agricoltura rigenerativa e della food forest”.
    “Siamo felici di avviare questa collaborazione – ha aggiunto Paola Nigito – che ci permetterà di unire le nostre esperienze per costruire comunità più coese, inclusive e sostenibili”.

    Fondazione e GAS lavoreranno insieme per l’organizzazione di eventi, seminari e attività di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, con l’auspicio di generare un impatto duraturo sul territorio.

  • Il nostro Precetto pasquale nel segno della resurrezione

    Il nostro Precetto pasquale nel segno della resurrezione

    La grande famiglia della Fondazione San Giovanni Battista ha celebrato il precetto Pasquale nella chiesa del Monastero di Santa Teresa di Gesù.

    A concelebrare l’Eucarestia il vicario generale, monsignor Roberto Asta con Andrea Pomillo, assistente spirituale della Fondazione. Presente il diacono permanente Giovanni Agostini. “La grazia che chiediamo al Signore – ha ricordato padre Asta – è quella di essere coinvolti con amore nel servizio che siamo chiamati ad offrire ai nostri fratelli. Il nostro agire deve essere animato dall’amore, dalla capacità di offrire non tanto beni materiali, quanto sincera amicizia ed attenzione”.

    Al termine della celebrazione, il presidente Renato Meli ha proposto la sua riflessione sul periodo pasquale.

    “La Pasqua che ci accingiamo a vivere – ha ricordato –  dovrebbe essere un invito profondo al rinnovamento. In un mondo che vive d’angoscia, di soprusi, che corre veloce, questa ricorrenza porta con sé il messaggio universale della speranza che risorge. Dovrebbe essere un momento per fermarsi, riflettere e lasciarsi toccare dalla possibilità di un nuovo inizio, dentro di noi, nelle nostre relazioni, nella società.

    In questo tempo in cui è facile cedere al cinismo o all’indifferenza, la Pasqua ci ricorda che la trasformazione è possibile. Ogni gesto di pace, ogni atto di perdono, ogni scelta di amore ha il potere di cambiare il mondo, cominciando da noi stessi.

    Nel caos quotidiano, tra stress, delusioni e fratture interiori, la Pasqua ci invita a un passaggio, ad un attraversamento interiore, ad una trasformazione.

    Non si tratta solo di credere nella Resurrezione di Cristo, ma di riconoscere la possibilità di risorgere noi stessi dalle nostre cadute, dalle ferite emotive, dalla stanchezza dell’anima. È l’occasione per fare spazio a qualcosa di nuovo, più autentico, più vero.

    La Pasqua ci esorta al perdono, non come atto debole, ma come forza che rompe il ciclo dell’odio.

    In un’epoca in cui il rancore si alimenta anche nei social e i conflitti sembrano moltiplicarsi, scegliere il perdono diventa un atto rivoluzionario.

    Riconciliarsi con l’altro, ma anche con se stessi, è un cammino difficile ma liberante.

    In questi tempi segnati da crisi globali, antropologiche, ambientali, politiche, economiche, la Pasqua può diventare una voce contro la rassegnazione. Il simbolo della pietra che rotola via dal sepolcro rappresenta una porta che si apre: l’idea che, anche quando tutto sembra finito, qualcosa può ancora nascere. È una chiamata all’impegno attivo per un mondo più giusto, più umano.

    Infine, la Pasqua è un inno alla vita che vince sulla morte. Questo non è solo un concetto religioso, ma anche una prospettiva etica e culturale: dobbiamo imparare a custodire la vita, a rispettarla in tutte le sue forme umane, animali, naturali.

    È un appello a vivere con gratitudine, con consapevolezza, con responsabilità.

    Oltre al messaggio del nostro Vescovo per questa Quaresima che vi invito a leggere, se non l’avete già fatto, desidero riprendere quanto scrive Papa Francesco nella “Spes non confundit“:

    “Non potranno mancare segni di speranza nei riguardi dei migranti, che abbandonano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per sé stessi e per le loro famiglie. Le loro attese non siano vanificate da pregiudizi e chiusure…La comunità cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli”.

    E, come diceva don Tonino Bello, le stigmate lasciate dai chiodi nelle mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d’ora le luci di un mondo nuovo!

    In questo senso, la Pasqua non sarà solo una ricorrenza del calendario, ma un’occasione per guardarsi dentro e intorno, e decidere, ogni volta, se e come vogliamo rinascere. Santa Pasqua a voi e ai vostri cari”.

    Un momento di lieta convivialità ha concluso la serata. Grazie all’ospitalità di don Giuseppe Burrafato, ci siamo ritrovati nei saloni parrocchiali della Cattedrale di San Giovanni Battista per condividere un rinfresco e rompere un uovo di cioccolato condividendo così frammenti di dolcezza.

  • La nostra voce per i diritti dei migranti

    La nostra voce per i diritti dei migranti

    Siamo felici e grati per essere stati coinvolti in “VOCI”, il festival sui diritti promosso dal Comune di Ragusa – Assessorato alle Pari Opportunità, in collaborazione con la Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e con il contributo dell’UNAR. La Fondazione, insieme con “Caritas” ,”Terre des Hommes” e “Proxima” ha portato la sua testimonianza sul tema dei diritti negati ai migranti.
    “Lavoriamo in questo ambito – ha raccontato Renato Meli, presidente della Fondazione – da prima che nascesse il Piano nazionale asilo nel 2001. Il nostro impegno è da sempre volto all’inclusione dei cittadini stranieri e, dunque, siamo attentissimi al tema dei diritti da riconoscere e da rispettare. Il nostro obiettivo è rendere i nostri ospiti da subito cittadini attivi del luogo che li ospita, in particolare facendo attenzione al tema della conoscenza linguistica, del lavoro buono e della concreta possibilità di avere a disposizione una casa”.
    A tal proposito ricordiamo il progetto sperimentale “Qualiforma” che ha formato oltre ottanta persone nel settore della ristorazione. “Ci siamo chiesti – prosegue Meli – quale fosse il bisogno reale delle imprese del territorio ed è emersa la necessità di mano d’opera in questo ambito. Ebbene tutti i corsisti hanno ottenuto una certificazione europea delle loro competenze e, soprattutto, hanno trovato un impiego regolare”.
    Nel corso della meritevole iniziativa si è cercato di proporre idee per garantire sempre i diritti ai migranti. Nonostante l’impegno e i risultati, infatti, permangono criticità strutturali che rendono difficile il pieno esercizio dei diritti.
    “Innanzi tutto – precisa Renato Meli – pensiamo all’idea del “Dare spazio”: per l’accesso all’abitare occorre superare la diffidenza dei locatori. L’assenza di garanzie e i pregiudizi ostacolano l’inclusione abitativa, anche quando sono previsti contributi economici. Il diritto all’abitare si scontra contro muri burocratici e sociali. Il diritto all’abitare è familiarizzare con un luogo, creare legami, percorsi, in base alle proprie possibilità.
    Dunque “Dare diritti” perché spesso in tema di lavoro assistiamo alla mancanza di riconoscimento delle competenze. In vari settori permangono difficoltà linguistiche e registriamo una carenza di servizi per l’infanzia che limita la possibilità di occupazione delle madri.
    Infine dobbiamo “Dare attenzione”, ovvero creare un reale sostegno alla genitorialità che superi la differenza culturale nei modelli educativi e l’assenza di strumenti di supporto che rendono complesso il ruolo genitoriale. L’esperienza dei nostri progetti racconta una verità semplice: i diritti non si garantiscono solo con le norme, ma con le relazioni, il tempo, la fiducia.
    Per questo dobbiamo rafforzare la rete territoriale e investire in servizi di cura per l’infanzia per liberare il potenziale delle donne, promuovere la formazione professionale accessibile e mirata, superare la logica emergenziale dell’accoglienza. Dobbiamo costruire percorsi di lungo periodo fondati sull’autonomia e la partecipazione e creare percorsi educativi accessibili per i rifugiati.
    Accogliere significa camminare insieme. Significa restituire alle persone la possibilità di costruire un futuro, di rimettere insieme i pezzi della propria storia, di sentirsi parte attiva della comunità. Accogliere non è solo avere un posto dove stare ma è una parte del processo di inclusione che richiede ascolto e creatività. I progetti della Fondazione San Giovanni Battista sono esempi concreti di come l’accoglienza possa essere un processo educativo, trasformativo e generativo per chi accoglie e per chi è accolto. Ma serve una responsabilità collettiva. Perché i diritti, per essere veri, devono essere condivisi, sostenuti, protetti ogni giorno. Serve un approccio alla migrazione consapevole e incentrato sui diritti umani”.
    “Un punto da migliorare – ha concluso il presidente Meli – riguarda la dotazione di mediatori linguistici e culturali che dovrebbero essere a disposizione nei vari enti pubblici. La rete territoriale è oggi di buon livello, ma mi auguro che il tema dell’inclusione dei migranti possa entrare a far parte dei prossimi piani di zona distrettuali in quanto tema di grande importanza e attualità”.

  • Anche Ragusa celebra la Giornata nazionale di ascolto dei minori

    Anche Ragusa celebra la Giornata nazionale di ascolto dei minori

    “Silenzio e umiltà, queste le due parole più importanti per aprirci all’ascolto dei minori”. Con queste parole Renato Meli, presidente della Fondazione San Giovanni Battista ha aperto il pomeriggio dedicato appunto alla prima “Giornata nazionale di ascolto dei minori” che si è svolta a Ragusa. “I bambini e i ragazzi – ha proseguito Meli – sono portatori di sogni e di bisogni che spesso noi adulti neanche immaginiamo. Eppure comprenderli è fondamentale per capire il mondo e la società in cui viviamo. Per questo la Fondazione si spende da anni in progetti specifici per arginare la povertà sociale. Oltre alla gestione di alcuni Asili, abbiamo da poco avviato “A scuola di futuro”, un progetto contro la dispersione scolastica finanziato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. Con “Sprigiona il tuo cuore” intendiamo, invece, lavorare a servizio dei figli di persone detenute. Con “Give me five”, ancora, vogliamo garantire il diritto ad un’educazione di qualità e il contrasto alla povertà sociale e discriminazione di genere. Puntiamo, dunque a costruire una comunità educante”.

    In questo spirito di apertura e collaborazione si inserisce l’organizzazione di questa giornata pensata e realizzata al Centro commerciale culturale con “Terre des Hommes”, grazie al supporto del Comune di Ragusa e capace di coinvolgere le scuole iblee e varie realtà del Terzo settore.

    “Per ascoltare i minori – ha aggiunto Valentina Gulino di Terre des Hommes – dobbiamo andare all’essenza. Spesso il loro messaggio si nasconde nel silenzio, nelle azioni. Per questo occorre mettere in atto un ascolto profondo che porti la promessa di accogliere le loro istanze e la responsabilità rispetto a ciò che abbiamo ascoltato”.

    “Per noi – sottolinea Chiara Facello della Fondazione San Giovanni Battista – era fondamentale che la giornata di oggi fosse un atto collettivo che esprimesse tutte le potenzialità del nostro territorio. È stato bello che anche imprese del mondo profit come “Delicatessen” abbiano dato il loro contributo per la buona riuscita di questo evento. Come Fondazione siamo promotori di progetti che sperimentano l’affiancamento didattico sia in aula che nelle ore pomeridiane affinché si possa rendere davvero la scuola un luogo non di esperienza ma di educazione trasformativa”.

    La prima “Giornata nazionale dell’ascolto dei minori” ha visto al mattino la partecipazione di alcune classi scolastiche impegnate in laboratori ludici pensati per focalizzare l’idea di futuro che hanno i bambini. Individuare dunque quali i loro sogni, quali le loro aspettative. 

    Nel pomeriggio, invece, due panel hanno scandagliato il tema dell’ascolto secondo varie prospettive. Ascoltare per educare, ascoltare per curare e guarire, ascoltare per comunicare e proteggere.

    Agli incontri hanno partecipato Elvira Adamo e Catia Pasta, assessori ai Servizi Sociali e alla Pubblica istruzione del Comune di Ragusa.